“Kairos”, tra amori perduti e regni fantastici

Kairos, Ulysse Malassagne
(Edizioni BD, 2020 – trad. F. Berardi)

kairosLa macchina di Annaëlle e Nills sfreccia sicura sulle strade di montagna. I due sono in viaggio, diretti alla vecchia casa di Annaëlle – disabitata ormai da anni – perché intendono trascorrere lì una settimana insieme, lontano da tutto e da tutti, senza né elettricità né riscaldamento. Una volta giunti a destinazione trovano l’abitazione zeppa di ragnatele e piena di polvere. Ciononostante, Nills si innamora dell’antica magione: è un luogo magico, con il caminetto di pietra e le pareti di legno; inoltre, è immerso nella natura incontaminata. Il ragazzo libera le briglie dell’immaginazione e già si figura un futuro in quella casa con la fidanzata Annaëlle. Tuttavia, ogni volta che lui le propone di iniziare a vivere insieme, lei si incupisce, per un qualche motivo ignoto. Il passato di Annaëlle è misterioso e lei non sembra intenzionata a rivelarlo al fidanzato.

Quella stessa notte, Nills si sveglia e non riesce a riaddormentarsi. Decide di fare due passi. Sta guardando le stelle dal porticato della casa quando sente dei rumori provenire dall’oscurità. Ciò che accade in seguito ha dell’incredibile: infatti, da un portale magico nel vecchio camino della casa, appaiono esseri dalle fattezze di rettili, armati fino ai denti, che rapiscono Annaëlle. Il giovane si getta all’inseguimento dei mostri ed entra nel portale un attimo prima che questo si chiuda.

Nills si ritrova così catapultato all’interno di un universo parallelo abitato da draghi (i rettili provenienti dal camino) e altre creature impensabili. In quel mondo comanda una casta di sovrani draconici e draconiani: isolata nella torre più alta della capitale, la famiglia reale amministra il regno con una volontà scellerata. Si viene inoltre a sapere che Annaëlle è la figlia del re, destinata a diventare la prossima monarca: per questo motivo è stata rapita. Da solo, in una terra sconosciuta, Nills vuole ritrovare la fidanzata e niente e nessuno potrà fermarlo.

I protagonisti vanno a vivere in una casa nuova – possibilmente in un luogo sperduto o a diretto contatto con la natura –, che si rivela essere un posto magico. Quello di Kairos è un incipit semplice e visto (e letto) più e più volte, eppure è sempre fascinoso: si pensi alle opere dello studio Ghibli come Il mio vicino Totoro, La città incantata, Arrietty, ma si potrebbe continuare tirando in ballo altri film e libri (ad esempio, Il leone, la strega e l’armadio, Le cronache di Spiderwick ecc.). Come accade nelle altre opere sopracitate, anche in questo caso si percepisce una preziosa mescolanza di magia e mistero che porta la mente nei mondi fiabeschi. 

L’opera è divisa in tre volumi. Il primo è forse quello complessivamente più solido: l’autore è capace di dar vita a un universo narrativo dalle suggestioni fantastiche, riesce a ricreare un’atmosfera lugubre di mistero, fa nascere nel lettore la curiosità. Il secondo e il terzo volume raccontano invece della ricerca di Nills e del suo desiderio incontrollabile di rivedere Annaëlle. La sua rabbia cresce in ogni istante e ben presto il giovane si accorge di non essere più lo stesso: iniziano a comparire scaglie sulla sua pelle, gli occhi si iniettano di sangue e i denti si affilano. Sta diventando un drago.

Così, con l’aumentare della furia di Nills – e con l’avanzare della sua trasformazione -, la storia procede a un ritmo forsennato. Le pagine vengono sfogliate freneticamente e l’azione tiene il lettore inchiodato alle vignette. Malassagne realizza un’opera leggera e carica di dinamismo. Lo stile grafico del fumettista francese mescola influenze del fumetto franco-belga con declinazioni orientali (vengono facilmente in mente shōnen di combattimento) ed è caratterizzato da un tratto a pennino – sottile, morbido e frammentario -, che descrive volumi sbozzati e decorati da linee piccole e fitte: queste, oltre a ricamare ombre sulle figure evidenziandone la profondità, favoriscono anche la propulsione energica del disegno, delle tavole, della storia.

I volti disegnati da Malassagne sono spesso e volentieri privi di dettagli come bocca, naso e occhi, eppure sono in grado di comunicare splendidamente le emozioni. Anche (e soprattutto) il corpo e la gestualità fanno la loro parte: l’autore è bravissimo nel realizzare pose dinamiche, stilizzate in alcuni casi eppure in sintonia con la narrazione sempre più concitata.

Con un’ottima padronanza della tavola e una sapiente gestione dei tempi narrativi, Ulysse Malassagne realizza un fumetto fantasy young adult estremamente piacevole, seppur con qualche nota dolente. Certo, Kairos non brilla per originalità – e in alcuni casi risuona tra le pagine una certa retorica stridente, specialmente nel finale –, ma è in grado di tenere il lettore ancorato al libro, trasportandolo qua e là nel flusso dell’azione. Personalmente avrei preferito una caratterizzazione maggiore (anche di poco) dei protagonisti. È vero che la trasformazione in drago (anche questa rimane inspiegata e appena lambita) può esserne il motivo, ma sembra che la deriva violenta di Nills non sia calzante con il personaggio descritto nel primo volume. Kairos è una storia fantasy di occasioni e amori perduti, eppure sembra che, nel turbine dell’azione, a perdersi siano proprio i personaggi, incapaci non solo di comunicare tra loro, ma anche con il lettore.

Francesco Biagioli

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