La fuga da ogni definizione: Spatriati di Mario Desiati

Spatriati, Mario Desiati
(Einaudi, 2021)

C’è un luminosissimo momento in Spatriati, l’ultimo romanzo di Mario Desiati, in cui Claudia Fanelli regala a Francesco Veleno – i due fuochi di tutta la narrazione – una cravatta. È una cravatta rossa di seta che ha una piccola macchiolina in fondo: la «piccola macchia scura sull’estremità più stretta era l’indizio che fosse appartenuta a qualcuno». Il regalo è inconsueto, apparentemente privo di una qualche forma di sensibilità e tatto. In quel gesto è invece nascosta una grande speranza: che le cose possano – sopravvivendo ai corpi – permettere a qualcuno di non dimenticare, di non lasciare andare. 

La macchiolina sulla cravatta è uno dei moltissimi, microscopici elementi intorno a cui ruotano le riflessioni di Francesco Veleno. La prima persona singolare, senza sfociare nel diarismo, permette a Desiati di intrecciare i fatti coi ricordi riesumati che Francesco ha di quella chimera di oggettività che sono le vicende vissute. Da questa somma emerge un’elaborazione parziale e per questo forte, intensa, umana, fatta di sensazioni e dolori del corpo, una costante trasformazione che sembra ricondurci sempre a uno stesso luogo di partenza. 

Ricordo come un miraggio, gli stessi contorni sfocati, la sete, la stanchezza nelle gambe, l’euforia prestante delle gite, il Castello Sforzesco, piazza Cordusio, le minuscole strade attorno alla Galleria, i tragitti dentro la metropolitana che mi sembrava grandissima, intricata come un intestino, affollata e frenetica, e infine lí, davanti al Duomo, l’acqua che scendeva a grandi gocce, e i bambini che correvano con ombrelli colorati disegnando fantasiose traiettorie come marionette in un teatrino. 

Il rapporto che lega Francesco e Claudia non si definisce mai, non è né amore né amicizia, non può essere limitato da una definizione, appunto. I due, diversi ma in fondo nemmeno troppo, si completano e generano un legame che esce dai cardini più tradizionali. Francesco non è solo attratto fisicamente da Claudia, percepisce di essere un armonico in un accordo: una componente necessaria a far prendere aria alla personalità spigolosa e rivoluzionaria di Claudia. Quest’ultima è invece una fiaccola trasportata dal vento, un’estranea che svolazza libera e incontrastata, completamente lontana dalla pesantezza dei giudizi che le arrivano addosso. 

La storia si svolge in varie città, ma Martina Franca, in Puglia, è il luogo dove tutto è nato (Martina è anche il luogo dov’è cresciuto Desiati stesso). Ci sono nati Claudia e Francesco, il loro rapporto e tutto quello che hanno dovuto sopportare. C’è nato il termine Spatriati che nel dialetto martinese ha un significato più ampio di ciò che racchiude il consueto “espatriati”. Eppure, come ogni luogo d’origine, soprattutto quelli più osteggiati, anche Martina riecheggia nelle menti e nei ricordi degli spatriati, di chi ha provato a scappare da una cittadina di provincia. Tuttavia, come si diceva in un film di qualche anno fa, se cerchi di scappare da una cittadina di provincia in realtà stai scappando anche da te stesso, «e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei Eddy Merckx».

Un giorno sentii lo squallido interrogatorio al quale era stata sottoposta da un drappello di usurpatori delle sue attenzioni: «Perché stai sola?», «Perché non fai come gli altri?» Intendevano dire: «Perché sei come sei e non sei come noi?» 

Per fortuna Claudia e Francesco non scappano mai da se stessi, ma anzi lo spessore delle loro certezze si assottiglia fino a che, in fondo, laggiù dove non sembra esserci più nulla, in verità per Francesco c’è Claudia e viceversa. Due anime indissolubili, refrattarie e indissolubili, così legate da sembrare aliene, così diverse da trovarsi a dover percorrere la medesima via. 

Tutta la prima parte del romanzo – quella che si svolge per intero a Martina – è certamente la parte migliore del libro. Lo stile lirico e ricercato non è mai barocco, Desiati si ferma un passo prima di diventare “sognante”. L’ambiente è un elemento che viene trattato con cura perché – gli spatriati lo sanno – il contesto fa le persone tanto quanto è vero il contrario. Ci sono descrizioni dell’estate pugliese che lasciano senza parole e un’altrettanto ricercata volontà di raccontare con profondità Berlino.

Claudia mi parlava di dettagli minutissimi con l’entusiasmo di chi condivide un segreto essenziale.

Il soggiorno berlinese (su cui sorvolo per evitare spoiler), in ampi momenti ricorda la ricerca di libertà ed evasione che si intravedeva sui volti dei giovanissimi di The dreamers, il film di Bernardo Bertolucci con Eva Green e Michael Pitt. La realtà si allontana, diventando una costruzione sociale e mentale, una gabbia da cui fuggire per ricostruire un nuovo orizzonte. Dentro questo superamento il rapporto fra Claudia e Francesco può fare a meno di alcuni vincoli, sperimenta la libertà e il suo oltrepassamento. Berlino diventa quindi l’emblema di un passaggio, il modo improvviso di far coincidere quel che sei con quello che dimostri di essere.

Una città dove ogni illusione di libertà, integrazione, solidarietà e democrazia sembrava possibile. 

Nella seconda parte del romanzo alcuni motivi si aprono come fiori inondati di luce, e però la scrittura si fa appena più stanca, meno tesa e più impegnata a raccontare che a descrivere. Ciononostante Spatriati – per temi, scrittura, profondità e consapevolezza – resta un romanzo coraggioso e delicatissimo. Le cose che si vedono sono dettagliate ma ampie, distese lungo una traccia che è anche sapientemente montata, capace di climax niente affatto scontati. 

E anche a me faceva orrore riassumere in poche parole la vita.

Mario Desiati si è concesso il lusso di scrivere un romanzo fatto di contrasti, di opposizioni e di scontri. Perché forse non c’è più grande verità del fatto che ciascuno lotta e anela per sempre con il suo contrario.

Saverio Mariani

Photo by Elia Clerici on Unsplash

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...