Crunco, Mauro Colarieti
(Fazi Editore, 2026)
Crunco, più che un libro, è un’esperienza: il nuovo romanzo di Mauro Colarieti uscito per Fazi nel settembre 2026, infatti, non è una lettura per tutti, e va benissimo così. Non si tratta di una storia semplice e lineare, da divorare tutta in una sera: è un volume sottile ma incredibilmente denso, che chiede di essere assaporato e ascoltato (in tutti i sensi).
Già dalle prime righe ci troviamo catapultati all’interno della quotidianità del protagonista, il ventiduenne Enea Cruncotti (detto Crunco, appunto): in poche pagine scopriamo il trauma del suicidio della madre, la conseguente rinuncia agli studi, il lavoro ben poco soddisfacente nella macelleria del padre, la paura di riconoscersi in quest’ultimo e di non riuscire mai più a liberarsi dalle catene di Lezzago, la cittadina di provincia e d’invenzione nella quale si svolge tutta la vicenda.
La vita di paese, «verme elettrico e spinato che ti penetra la gola», incombe minacciosa come una condanna nel corso del libro: il leitmotiv, il terrore comune che avvicina i personaggi più giovani (e quelli che si muovono per cercare di salvarli) è quello di rimanere intrappolati nella provincia bergamasca, di restare invischiati nella vita di sempre, nella casa dei genitori, nelle dinamiche da piccolo borgo. Lezzago, però, è anche l’unica realtà davvero sperimentata a fondo dal protagonista: è lo spazio della casa in cui è nato, della sua quotidianità rassicurante e deprimente al tempo stesso – è lo spazio di Andrea e Giuditta, lə amicə di sempre, e di Salvatore, il suo amante segreto. La relazione tossica che si instaura tra i due è perfettamente speculare a quella che Crunco ha con il paese da cui non riesce mai a uscire: tutto il dolore e la frustrazione che prova non sono sufficienti a lasciare andare ciò che già conosce e lo tiene agganciato al suo passato di traumi; la scomodità non è una scintilla sufficiente a fare scoppiare l’incendio della rivoluzione e della salvezza.
Tutto cambia quando tra i vari profili di grindr (che il protagonista installa e disinstalla a seconda del livello di noia del momento) compare Relax72, di trent’anni più grande ma capace di farlo sentire finalmente ascoltato e voluto. Durante la loro prima notte insieme, infatti, la piatta vita di Lezzago è scossa da un sogno comune a tutti gli abitanti: una scena
apocalittica fatta di eclissi, piogge acide e distruzione totale interrotta solo dal sacrificio di Salvatore e della sua famiglia, bruciati all’interno della loro villa. Così, ciò che era rimasto sopito fino ad allora esce fuori: tutta la violenza nascosta e repressa negli animi dei cittadini si manifesta e nel racconto si innesca definitivamente la miccia del fantastico. Colarieti ci aveva già dato qualche assaggio nei capitoli precedenti, tra poster animati e psicologhe immaginarie, suggerendo però una diagnosi di maladaptive daydreaming1 del protagonista, lasciando quindi aleggiare il dubbio che potesse trattarsi soltanto di una fantasia. Il sogno collettivo, quindi, rende l’elemento fantastico esperienza viva, parte integrante della realtà condivisa dagli abitanti di Lezzago, e il lettore non può che rimanere al tempo stesso spiazzato e divertito nel vedere queste scene fantasmagoriche penetrare all’interno di quella che di base è una piatta quotidianità paesana.
Questo accostamento di ironia e dramma non può che fare pensare ai maestri e alle maestre del grottesco italiano: una su tutte Paola Masino, che nel suo capolavoro Nascita e morte della massaia ha sfruttato le forme del fantastico per criticare una società piatta e claustrofobica, fatta di pregiudizi, convenzioni e rinunce. In modo speculare a Masino, che aveva mescolato generi e forme narrative nel suo romanzo, Colarieti (che non a caso ha conseguito un dottorato in Ludonarrativa) gioca con la grafica e con l’impaginazione: Crunco vorrebbe studiare cinema a Roma, perciò vive una parte della sua storia come fosse una sceneggiatura, mentre tutte le sue interazioni online sono connotate graficamente come tali (ormai uno stratagemma costante nei testi ambientati nella contemporaneità). Al fondo del volume, inoltre, c’è una playlist ufficiale2, pensata come colonna sonora dei viaggi in auto condotti dai personaggi oppure come sottofondo per la lettura stessa; la gestione dell’ascolto è lasciata a discrezione del lettore: io ad esempio ho trattato i vari capitoli come episodi di una serie TV, ascoltando un brano a inizio e uno a fine lettura.
Soprattutto, però, colpisce l’espediente grafico usato per rappresentare la «casa dei sogni»,
che interrompe bruscamente la narrazione per catapultare il lettore in un tempo e in uno spazio altro, fatto di ricordi e memorie più o meno lontane. La cornice che ospita questi episodi ricorda vagamente una casa, con un tetto stilizzato e lunghissime pareti, che costringono tra le loro braccia i frammenti della vita di una versione di Crunco più piccola e più magra: ci mostrano il protagonista cercare di farsi sempre più sottile per entrare tra le mura claustrofobiche della casa dei sogni, unico spazio in cui poter essere davvero voluto e apprezzato, in cui smettere di sentirsi costantemente sbagliato e fuori posto. Si tratta di però un edificio di vetro: la casa dei sogni non è che un’illusione, il tentativo di sopravvivere all’interno di un mondo falso e ipocrita, che regge la sua gerarchia sul privilegio e che eroga soddisfazioni effimere a chi ne necessita per continuare a vivere e sentirsi buono, desiderato e amato. La casa dei sogni è una maschera da sfoggiare per sperare di piacere agli altri, una vera e propria gabbia sociale con le sue dinamiche esasperate, che con il senno del poi Crunco riesce a prendere in giro e riconoscere come stereotipate e discriminatorie.
Il romanzo infatti presenta con consapevolezza numerosi episodi di grassofobia3, peraltro subita da un giovane uomo gay. Sono tutte situazioni che qualsiasi persona che abita o che
abbia abitato un corpo grasso si è ritrovata a sperimentare almeno una volta nel corso della
vita – alcune di esse, anzi, credo possano essere notate solamente da chi ha sperimentato la grassofobia sulla propria pelle, trattandosi di una dinamica spesso sottovalutata e non particolarmente considerata da chi invece indossa un corpo più o meno “conforme”. L’aumento di peso a seguito del trauma, però, contrariamente a quello che la società si aspetterebbe, coincide con la fuoriuscita definitiva dall’illusione della casa dei sogni: Crunco è estremamente consapevole del suo corpo e, per quanto l’atteggiamento spesso crudele e discriminatorio degli altri lo faccia soffrire, si dichiara più volte sereno nel muoversi al suo interno.
Anche il dolore stesso, infatti, viene preso in giro tra queste pagine, motteggiato, evitato in modo irriverente e ironico. Si tratta di una storia imprevedibile e sorprendente, capace di spiazzare il lettore più di una volta nel corso della narrazione. La sua conclusione amara è quella per cui certe persone semplicemente non vogliono essere cambiate, e chi invece ha bisogno e desiderio di passare oltre non può scegliere di mettere a tacere le proprie ambizioni per assecondare e proteggere chi continua ad abbandonarsi al proprio destino.
Così il sacrificio finale, quello vero e proprio, richiede di bruciare la casa dei sogni: uccidere una parte di sé, per quanto amatissima, è il prezzo che Crunco deve pagare per staccarsi dalla versione di se stesso incatenata a Lezzago, ai traumi del passato, alle paure. È una parte che dovrà lasciare indietro e salutare per poter crescere e diventare adulto, per abbracciare quella vita che tanto desidera e che al tempo stesso lo terrorizza nel profondo. Per poter affermare con convinzione, finalmente, «Sono io il mio sogno, adesso».
di Carlotta Rubatto
In copertina: Foto di Igor Yastrebov da Pixabay
- Si parla di maladaptive daydreaming (anche detto disturbo da fantasia compulsiva) di fronte a una condizione di sogno a occhi aperti quasi costante, con assorbimento tale da scaturire in una vera e propria dissociazione. Le fantasie, estremamente vivide, assumono connotati reali e possono coinvolgere personaggi e storie, nonché
movimenti corporei ripetitivi (dondolii, tic, gesti, camminare avanti e indietro). ↩︎ - Ascoltabile qui:
https://open.spotify.com/playlist/6U8Bhnzm4bkByTj9E08blN?si=lbq5NR71RBqVYFbygggbEA ↩︎ - Quando si parla di grassofobia non si intende “promuovere l’obesità”, né focalizzare lo sguardo sulla salute altrui. L’obiettivo del discorso pubblico sulla grassofobia è quello di garantire rispetto alle persone con un corpo grasso, rapportandosi nei loro confronti senza pregiudizi o condizionamenti sociali. Il semplice fatto che per parlare delle discriminazioni subite da un protagonista grasso sia necessario un simile disclaimer (a differenza, per dire, di quando si analizzano personaggi con problemi di alcolismo, droghe o malattie sessualmente trasmissibili) è indicativo di quanto questo tipo di dinamica sia sottovalutata, pervasiva e quasi ritenuta giusta all’interno della nostra società. ↩︎

