Il mondo solo come un sogno: sulla poesia di Gisella Genna

Quarta Stella, Gisella Genna
(Interno Poesia, 2020)

gggggDire del dolore del mondo con grazia è la spontanea ambizione di Gisella Genna nel suo libro d’esordio Quarta stella, pubblicato da Interno Poesia: una raccolta poetica di assoluto valore che permette all’autrice milanese di collocarsi di diritto fra i poeti e le poetesse più interessanti fra quelli nati e nate negli anni ‘70, una generazione segnata dall’ardua ricerca di un equilibrio fra qualità delle cose (Pasolini) e qualità delle parole (Sanguineti), e dalla divisione fra poesia lirica e sperimentale, categorie d’analisi ancora tutt’oggi in voga nonostante la dispersione testuale e autoriale caratterizzante l’universo della poesia contemporanea italiana. Come le migliori autrici di poesia, Genna si colloca nel mezzo, senza aderire totalmente a nessuno dei due schemi, e rifuggendo al contempo agli Scilla e Cariddi della retorica e del poetese.

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Nella provincia del perturbante: la poesia di Pasquale Del Giudice

Piste ulteriori per oggetti dirottati, Pasquale Pietro Del Giudice
(Edizioni Ensemble, 2019)

Incredibilmente distopico seppur rassicurante è l’universo disegnato dalla mente di Pasquale Pietro Del Giudice nella sua raccolta poetica d’esordio dal titolo Piste ulteriori per oggetti dirottati, pubblicata nel 2019 da Edizioni Ensemble. Attraverso un’idea di poesia molto originale, almeno per quanto riguarda il contesto italiano, Del Giudice invita il lettore a sconfinare in un mondo solo in apparenza surreale, una realtà parallela in cui gli oggetti sono umanizzati e gli umani oggettivizzati. È solo esplorando simbioticamente queste “piste ulteriori” del cosmo oggettuale che si può percepire l’essenza del mondo, lasciando spazio alle possibilità veritative dell’immaginazione. Come fa notare esplicitamente l’autore attraverso uno dei testi-manifesto della raccolta:

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Sulla poesia di Paola Setaro: l’insostenibile leggerezza dei versi

Non potevo metterci anche l’orizzonte, Paola Setaro
(Edizioni La Gru, 2019)

 

Non potevo metterci anche l’orizzonte è un esordio poetico pervaso da profonda leggerezza ed eleganza del dire: è poesia che nasce nello sguardo, da un modo delicato e intenso di situarsi nel mondo per osservarlo e analizzarlo con cura e tenerezza. Questo logos si espande sulle pagine in una versificazione scandita dal moltiplicarsi lussuoso sebbene non estetizzante di gesti, colori, oggetti, suoni e odori relativi in particolare alla dimensione amorosa dell’assenza:

«Non intuivo ancora la trama / quando mi dicevi  / qui un tempo c’era palude / tutto sapeva di fango tiepido / e io dal balcone / seguivo la misura del tuo passo / per vederti sparire dietro le case / e tornare con il viso di pietra».

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Se anche il pendolarismo è poesia: “Le cose imperfette”

Le cose imperfette, Gianni Montieri
(LiberAria, 2019)

le cose imp.fLe cose imperfette è un libricino snello, agile, veloce. Un libretto leggero che si scandisce in tre capitoli: Lettere aperte al fronte sudamericano, Le persone rimaste, Previsioni di marea. Una raccolta di poesia, ma non propriamente poesia. Prosa poetica è una definizione più accurata, e tuttavia anch’essa in alcuni passaggi stona, sembra fuori posto. Le cose imperfette è una raccolta di momenti strappati alla banalità del quotidiano. Momenti tristi, felici, malinconici, momenti di preoccupazione, di mancanza, di curiosità, di quesiti esistenziali. Continua a leggere

Il silenzio che distrae di Stefano Dal Bianco

Distratti dal silenzio, Stefano Dal Bianco
(2019, Quodlibet)

 

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Il dibattito che si svolge attorno alla poesia contemporanea spesso non conduce ad una radice quadrata della materia, ma è piuttosto un ribattere ampliando i punti, toccando gli stessi nodi, che ritornano sempre e restano inconclusi: ad esempio il valore della poesia, la necessità di aderire ad una forma, cosa sia la lirica oggi.

Stefano Dal Bianco, con Distratti dal silenzio – diario di poesia contemporanea, offre qualcosa di raro, cioè uno spaccato lungo più di trent’anni di militanza poetica e di interrogazioni non solo sulla valenza della poesia oggi – tema che viene solo circumnavigato – quanto, anche, sul cosa sia la poesia stessa, di cosa si compone, di quali tradizioni, e, specialmente, cosa sia lo stile, che è l’argomento cruciale che ritorna costantemente in quasi tutti gli interventi raccolti. Continua a leggere

Alessio Paiano, “L’estate di Gaia”: neoavanguardismo 2.0

L’Estate di Gaia, Alessio Paiano
(Musicaos Editore, 2018)

estate-gaia-2-2L’estate di Gaia è un esordio atipico nel panorama della poesia, sia tra i volti già noti sia tra gli emergenti. L’opera è difficile da inquadrare per complessità e per mole del materiale trattato. È un poliedro chimerico, dove ogni faccia compenetra l’altra. Paiano conosce bene il suo orto, ha in mente certamente lo sperimentalismo del Pound dei Cantos, il Sanguineti delle Malebolge, Joyce puntualmente ripreso, il Carmelo Bene del Mal dei fiori per le elisioni, e, infine, lo Zanzotto dei simboli prelevati da altri alfabeti – quando non icone – o delle destrutturazioni semantiche.

In Paiano la tradizione si riconosce per sfaldarsi, come avviene socialmente oggi. Continua a leggere