La maledizione della fortuna sfacciata

Benevolenza cosmica, Fabio Bacà
(Adelphi, 2019)

Benevolenza Cosmica copertinaKurt O’Reilly è perseguitato dai colpi di fortuna. Da tre mesi e mezzo, le sue azioni finanziarie si impennano in profitti razionalmente impossibili, la rarissima malattia di cui è affetto si rivela una casistica benigna che colpisce solo il 4% della popolazione mondiale e i tassisti di Londra sembrano essersi messi tutti d’accordo per non fargli pagare le corse. Un’esistenza, quella di Kurt, che negli ultimi mesi è diventata molto simile a quella di Gastone, il cugino di Paperino baciato dalla dea bendata; ma davvero un uomo irrimediabilmente fortunato è di conseguenza un uomo felice?

Kurt, infatti, non è felice; anzi, ben presto la sua incessante buona sorte diventa per lui qualcosa di grottesco, negativo e persecutorio tanto quanto la iella, e il protagonista comincia a diventare insofferente e paranoico. Si tratta di una beffa del karma, o c’è un’altra forza sovrannaturale che agisce sulla sua vita? Davvero si deve rassegnare a una vita senza il brivido del rischio, il fallimento, le lacrime e il dolore? Inizia così una rocambolesca avventura, per le vie della City e la sua «fauna di strada», alla ricerca di possibili spiegazioni e soluzioni per questa maledizione dorata.

Fabio Bacà esordisce con un romanzo polimorfo, che oscilla incessantemente tra la commedia, il romanzo picaresco, il giallo e il dramma a tinte ironiche. Così come si trova in balìa della sua fortuna, Kurt è preda anche degli avvenimenti, delle macchinazioni e dei colpi di scena che, di capitolo in capitolo, rimandano sempre un po’ più avanti l’attimo dello scioglimento del mistero.

Il protagonista è l’unico personaggio davvero caratterizzato e meno piatto: un impiegato dell’Ufficio nazionale di statistica di Londra che, ironia della sorta, è seguito da un’entità fantasmatica che puntualmente rovescia in suo favore qualsiasi numero e probabilità di un evento. Kurt diventa così vittima ed eroe della sua stessa situazione, ora lanciandosi nel mistero con l’intraprendenza e il coraggio di un cavaliere senza macchia e senza paura, ora abbandonandosi a oscuri pensieri complottistici e sull’orlo di un esaurimento nervoso suicida.

 L’atmosfera che si respira durante la narrazione, seguendo da vicino il procedere a tentoni di Kurt verso la luce di una soluzione, è ben creata: come il protagonista, anche il lettore si sente in balìa degli eventi, senza sapere come via via la storia potrebbe procedere, e costantemente in tensione nell’attesa del prossimo colpo di fortuna o dell’imponderabile imprevisto che spariglia di nuovo le carte in tavola. In questo modo, il romanzo procede in modo leggero e piacevole, e si fa perdonare uno stile ancora non del tutto equilibrato che, a tratti, ha delle cadute vertiginose, soprattutto nelle descrizioni dei luoghi e delle sensazioni annesse («La caffettiera aveva cominciato a gorgogliare: l’odore di caffè si sprigionò nella cucina, dando l’ultimo tocco alla sintesi degli indiscutibili vantaggi della convivenza. Poco dopo eravamo già sul letto, a negoziare la legittimità delle rispettive posizioni su un campo di battaglia deliziosamente noto.»).

Se resta apprezzabile il meccanismo “a giostra” dei personaggi secondari che si succedono in un girotondo in cui Kurt è al centro, affacciandosi solo per qualche istante per poi scomparire per sempre o quasi delude la mancanza di attenzione nonché impegno nei loro confronti: persino i più vicini al protagonista (come la moglie Elizabeth o la segretaria Wendy) non sono altro che macchiette abbozzate, molto grigie e inconsistenti non che, comunque, il protagonista abbia una caratterizzazione memorabile.

Un romanzo che ha un’idea di fondo interessante, ma che non ha il coraggio di svilupparla in modo più profondo e sofisticato, accontentandosi piuttosto di divertire raccontando una storiella comicamente bizzarra che, comunque, riesce a strappare solo qualche sorriso. Gli ingredienti di partenza erano molto validi: il rapporto ancestrale tra l’uomo e il suo destino, il concetto occidentale di fortuna, l’ampio ventaglio di personaggi e una Londra in cui tutto è possibile; eppure, tirando le somme su Benevolenza cosmica, si ha l’impressione che le mani dell’autore non siano stati in grado di utilizzarli come meritavano.

Un vero peccato, perché la pubblicazione di un esordiente italiano da parte di Adelphi è un evento editoriale totalmente nuovo per la casa editrice milanese dai colori pastello. Se la vicenda di Kurt si conclude con un vero e proprio rutto, totalmente diversa è la sensazione culinaria che questo romanzo lascia al lettore: il gusto sciapo, insipido, di quei piatti che lasciano in bocca poco o nulla.

Michele Maestroni

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