Il curioso caso di Otto Spiegel, l’uomo riscritto

Otto – l’uomo riscritto, Marc-Antoine Mathieu
(Coconino Press-Fandango, 2019)

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Otto Spiegel è uno degli artisti più geniali e visionari del panorama internazionale, da sempre interessato a tematiche di natura metafisica, che cerca di rappresentare tramite estrose performance caratterizzate dall’utilizzo di specchi. Tuttavia, proprio nel momento in cui sembra che la sua arte abbia raggiunto il culmine, Otto realizza di non aver concluso nulla e di esser stato solamente un fabbricante di illusioni. La scoperta, già deprimente di suo, viene poi accompagnata da una tragica notizia: i suoi genitori sono morti in un incidente d’auto.

L’avvenimento cambia drasticamente la vita di Otto e lo conduce lungo un sentiero che mai avrebbe pensato di percorrere. Infatti, i genitori gli hanno lasciato una strana eredità: un baule, al cui interno si trova una documentazione estremamente minuziosa dei suoi primi sette anni di vita. Fotografie, video, descrizioni dettagliate di ogni singolo giorno da lui vissuto, tutto quanto è stato registrato e catalogato con rigore scientifico per uno studio psicologico sperimentale (interrotto per mancanza di fondi).

Otto comincia l’esplorazione del baule a partire dal materiale che si trova nello strato superficiale, quindi dal settimo anno, ripercorrendo così a ritroso la sua infanzia: diventa testimone esterno della sua stessa esistenza. Inizialmente i fatti gli appaiono sconnessi e quasi senza senso, ma, con il prosieguo della ricerca, l’artista inizia a ricollegare le varie trame, (ri)scoprendo gli eventi  che hanno plasmato il suo io, rendendolo la persona che è. Non solo rivive le vicende più importanti ancora impresse nella sua memoria, ma inizia a concentrarsi anche su quei particolari insignificanti che si sono accumulati nel tempo, modificando in maniera inaspettata e radicale la sua personalità.

Certamente, durante la propria vita, a tutti può capitare di comprendere la causa scatenante di una paura, o di un sentimento, o di un aspetto del proprio carattere, ricollegandola a un preciso evento verificatosi in un passato più o meno remoto. Eppure, la nostra esperienza è costellata da una miriade di circostanze microscopiche trascurate, e ormai dimenticate, la cui somma può avere conseguenze ben maggiori rispetto a quelle degli episodi di grande magnitudo che invece ricordiamo alla perfezione. 

Non a caso, il fumetto si apre con la seguente epigrafe, tratta dall’Etica (Libro II) di  Baruch Spinoza:

«Gli esseri umani si ingannano quando credono di essere liberi. Questa credenza si fonda sulla consapevolezza che gli umani hanno delle proprie azioni e sull’ignoranza che essi hanno delle cause specifiche che li spingono ad agire in un dato modo».

Il testo è fondamentale per capire l’opera e definisce in maniera chiara quale sia una delle tematiche centrali della narrazione. Otto si addentra nella giungla del suo passato e riesce a liberarsi dal vincolo della memoria, osservando e ricollegando in maniera scientifica diversi episodi. Grazie a questa esperienza è capace di costruire una mappa del proprio vissuto che si rivela essere un intreccio infinito di cause ed effetti, senza origine, né fine. Come la superficie lunare è stata modellata dagli impatti di meteoriti avvenuti nell’arco dei milioni di anni, il modo in cui pensiamo e agiamo – ciò che siamo – è stato costruito nel tempo da un continuo bombardamento di stimoli esterni il più delle volte impercettibili.

Ciò non è limitato solamente al piano dell’esistenza del singolo individuo, ma è applicabile a tutte le dimensioni che si  considerano. L’uomo si ritrova così ad essere intrappolato all’interno di una realtà governata da un insieme sconfinato di eventi passati impossibile da scomporre. Al contempo, è anche dimostrazione tangibile delle illimitate possibilità dell’universo, del ruolo del caos e delle relazioni causa-effetto a qualsiasi scala di osservazione.

 

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https://i.imgur.com/NIRi3cb.gif

La gif qui sopra mostra una semplice rappresentazione di un frattale, un oggetto geometrico che si ripete identico su scale diverse. Nell’opera sono presenti molti rimandi  (visivi e non) al concetto di frattale, significativo per identificare la filosofia alla base della narrazione e per ricondurla al percorso espressivo dell’autore. Come testimonia la serie di Julius Corentin Acquefacques (edita in Francia da Delcourt), non è certo la prima volta che Marc-Antoine Mathieu inserisce elementi matematici nei suoi fumetti e ne sfrutta le caratteristiche per il ragionamento. Così, anche Otto – l’uomo riscritto risulta essere impregnato degli stessi principi, sia a livello di sceneggiatura, che di disegno: la vicenda ha tratti fortemente simmetrici e ricorsivi, e le tavole sono riempite da geometrie, prospettive, e superfici topologiche come il nastro di Möbius.

Il fumetto si presenta in un delizioso formato orizzontale (30×20 cm), con due grandi vignette per pagina (talvolta fuse assieme). Ciò che colpisce fin dalla copertina è il continuo gioco di bianchi sconfinati e neri densi, intervallato da un sapiente utilizzo di toni di grigio che permettono alle geometrie di emergere dal piano bidimensionale. Lo stile è semplice, non sovrabbondante, pulito: la mano di Mathieu è ferma e traccia con il pennello linee di estrema grazia e chiarezza unica.

Chiarezza che si esprime anche nel design di Otto, un uomo calvo e con gli occhiali che risulta essere estremamente “immediato”. Non ha tratti distintivi particolari e assume così una connotazione universale: è un uomo ed è ogni uomo. Inoltre, se si riflette un istante sulla parola OTTO, si possono dedurre varie (e banali) informazioni attinenti a quanto detto fino a questo punto e che rappresentano la base di questa opera. In prima istanza – e anche in maniera forzata – la parola può ricordare un volto estremamente stilizzato e archetipico: due occhi e un naso, per farla breve; se compressa, non assume un aspetto molto diverso da quello mostrato nella figura sottostante (una faccia realizzata da Bruno Munari).

Immagine
Tratto da Alla faccia! Esercizi di stile di Bruno Munari (Corraini Edizioni 1992).

Secondariamente, la parola “otto” è palindroma e identifica quasi il percorso compiuto dal protagonista: arrivato a un certo punto della sua esistenza si getta a capofitto nella sua infanzia alla ricerca di se stesso, procedendo a ritroso. Ringiovanisce – al pari di un moderno Benjamin Button – e contemporaneamente invecchia. Infine, il numero 8 contiene in sé un altro significato evidente e cruciale per la vicenda: è simbolo di infinito, percorribile in entrambi i sensi incessantemente e ha un legame palese con il nastro di Möbius a cui già si faceva riferimento, che enfatizza la ricorsività della struttura narrativa. 

Infatti, pur ponendo l’attenzione sul caos dell’esistenza, la storia ha un ordine interno oscuro e logico: è un percorso ciclico, un continuo ripresentarsi di situazioni e sensazioni sempre uguali, ma sempre diverse. Uscito in Francia nel 2016 per l’editore Delcourt, Otto – l’uomo riscritto è un volume breve* ed estremamente complesso, che fornisce moltissimi spunti di riflessione e può essere analizzato sotto svariati punti di vista. Un gioiello dell’arte fumettistica, da leggere e rileggere.

P.S. Non ho resistito all’impulso di parlare di questo fumetto, ma mi sono ragionevolmente scontrato (pure se molto volentieri) con un mondo di pensiero vastissimo e in larga parte a me ignoto. Molto probabilmente avrò scritto inesattezze, e quando rileggerò questa recensione sarò in disaccordo con le mie parole, non tanto per ciò che riguarda il giudizio sull’opera in sé, quanto per le interpretazioni e gli spunti sottolineati; ma è questo il bello del rileggere qualcosa e, soprattutto, del rileggersi a distanza, come testimonia proprio lo stesso Otto Spiegel.

escher2
Hand with Reflecting Sphere, M. C. Escher (1935).

Francesco Biagioli

*Curiosa coincidenza: le pagine stampate, dal frontespizio al colophon (escluse le pagine bianche prima e dopo), sono 88.

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