Lunga vita alla regina Morgana

Morgana, Simon Kansara & Stéphane Fert
(Tunué, 2019 – trad. Stefano Andrea Cresti)

morgana_montata_STORE_800hUn vagito si alza dalle finestre del castello di Tintagel e questo è un evento alquanto inaspettato, dato che Ygraine, la moglie di re Gorlois, è sterile. Eppure, è proprio il frutto del suo grembo che ora piange accudito dalle levatrici. Tutto ciò è stato possibile grazie all’intervento di Merlino, un potente mago. Ciononostante – qualunque sia il motivo (un errore, oppure la scelta consapevole di un mago calcolatore) -, la discendenza di Gorlois e sua moglie non è quella desiderata, perché non hanno avuto un figlio maschio, ma una femmina: Morgana.

Sebbene la madre la ripudi, Morgana è per il padre la sua diretta discendente, futura regina di Tintagel: infatti, Gorlois scorge negli occhi della figlia un acume, una forza, una saggezza di rara entità. Così, la bambina viene educata sia a tirare di spada, sia alla gestione delle faccende del regno, dimostrandosi estremamente abile nelle varie situazioni. Eppure, Morgana possiede anche altre doti nascoste: riesce a padroneggiare – seppur in maniera acerba – magia e chiaroveggenza. Ma il destino non sembra esserle amico: lo scellerato Uther Pendragon, con l’aiuto di Merlino, uccide il duca Gorlois in battaglia, prende il controllo del castello di Tintagel e giace con Ygraine. Da questa unione nasce Arthur Pendragon. Morgana è costretta a fuggire; cresciuta e addestrata alle arti magiche da Merlino, vede sottrarsi la guida del regno dal fratellastro Artù, al quale giura odio eterno.

A caratteri generali, la storia del ciclo arturiano è ben conosciuta e gli autori ne sono consapevoli. Per questo, l’intenzione non è quella di  raccontare un’altra volta vicende ormai presenti (in maniera più o meno corretta) nella mente di tutti, ma anzi, sfruttare questa conoscenza per ricreare una versione nuova e affascinante, contemporaneamente fedele e infedele, agendo a fondo sulla caratterizzazione dei personaggi. Il terreno è fertile e viene dissodato per piantarvi nuovi semi che crescono rigogliosi, dando origine a una diversa visione della leggenda dai tratti fortemente satirici e dallo stile frizzante. La protagonista è per l’appunto Morgana, che cerca senza sosta vendetta ai danni di re Artù.

Il fumetto ha un ritmo serrato, incalzante, ma non per questo frenetico: mentre sfogliamo le pagine – attratti in maniera magnetica dal fascino della narrazione – abbiamo comunque il tempo di assimilare le informazioni che ci vengono fornite, di comprendere i personaggi. Ed è proprio in favore dei personaggi che è opportuno spezzare una lancia: gli autori delineano figure a tutto tondo, incisive ed espressive.

Rivediamo così un re Artù inetto e ingenuo, tuttavia capace di atti di estrema crudeltà che lo portano a perdere il senno; il sovrano è poi affiancato dai cavalieri della Tavola Rotonda che sono tutt’altro che eroici. Rivediamo un mago Merlino lontano dall’ideale serafico di cui è stato avvolto in epoca recente: è un arguto e freddo calcolatore, ma anche uomo dalla grande fede in Dio e che soffre di pene d’amore. Rivediamo una Morgana tenace, sadica, senza scrupoli e in grado di  compiere azioni di qualsiasi tipo pur di raggiungere il suo obiettivo; senza dubbio il personaggio più intrigante assieme a Merlino (e infatti la relazione tra i due maghi è il punto di forza dell’intera opera). Tutto questo accompagnato (e rafforzato) da dialoghi scritti e tradotti con estrema cura – che danno anima al racconto, oscillando tra l’aulico e il volgare -, e da un character design di grande valore.

Infatti, il disegno di Stéphane Fert è formidabile, materico e vivo. Il tratto è marcato – allo stesso tempo rigido e sinuoso -, la mano delinea personaggi cartooneschi dai contorni netti, che risaltano rispetto allo sfondo come se fossero su di un altro piano. I dettagli sono ridotti al minimo, le figure sono energiche e cariche di dinamismo. I volti sono fortemente espressivi, sempre in grado di comunicare gli stati d’animo: è un disegno narrativo a tutti gli effetti. Lo stile è sfaccettato e si notano richiami al tratto di Mike Mignola, così come a quello del più giovane Andrew McLean – specie se si considerano le raffigurazioni delle battaglie o di soggetti in movimento. Non mancano poi influenze dei grandi classici dell’animazione, così come di pellicole recenti (sarà un caso la somiglianza di Merlino con Pitch Black, l’antagonista de Le 5 leggende?)

I colori sono poi la ciliegina sulla torta, dato che l’autore è in grado di scegliere le tinte più adatte non solo per creare tavole di forte impatto visivo, ma anche trasmettere le giuste sensazioni e descrivere i personaggi (ad esempio, Morgana viene identificata da tonalità blu, Merlino da verdi scure, Artù da gialle-ocracee). Anche in questo caso, la palette cromatica influenza e rafforza la narrazione (è narrazione a tutti gli effetti).

Morgana di Kansara&Fert è un’opera appassionante, da divorare in un sol boccone, capace di far ridere e di sconvolgere e di far riflettere. Gli autori prendono la leggenda e la rimodellano a loro piacimento, ponendo al centro dell’attenzione un personaggio femminile incisivo – spassoso e perverso – per niente stereotipato. Morgana non è una figura positiva, anzi, continua a essere l’antagonista principale del ciclo, eppure gli sceneggiatori riescono a far entrare il lettore nella sua mente, a spiegarne le motivazioni; alla fine, non resta che schierarsi a favore della maga. Abbiamo tra le mani un fumetto maturo e dalla solida architettura: con uno stile pungente e spassoso viene raccontata una storia fantasy accattivante contro i soprusi e la brama di potere. Una delizia per qualsiasi palato.

Francesco Biagioli

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