Coriandoli il giorno dei morti: il trionfo dell’Umano

Coriandoli il giorno dei morti, B. Traven
(Racconti, 2019 – trad. di Lydia Magliano)

copeAncora oggi il mistero dietro l’identità di B. (Bruno?) Traven è molto fitto. Questo scrittore, vissuto nel Novecento, è uno dei tanti che, nella storia, ha celato (riuscendoci) la sua identità dietro uno pseudonimo; negli anni in cui una delle nostre più grandi romanziere contemporanee ha fatto del suo anonimato una parte – seppur minuscola – del suo successo, il modo in cui Traven è riuscito a fare della sua biografia un racconto avvincente, ha del magistrale.

Basta dare un’occhiata alla sua pagina Wikipedia per capirlo subito: decine di teorie che vorrebbero svelare la vera identità di questo autore, forse tedesco, ma da un talento narrativo che di certo non passa inosservato. Lo sa bene chi ha letto Il tesoro della Sierra Madre, uno dei suoi romanzi più celebrati, oggetto anche di una fortunata trasposizione cinematografica che non solo ha vantato il lavoro di Humphrey Bogart e una manciata dei più importanti premi internazionali, ma che ha anche consacrato la scrittura di Traven nel mondo occidentale, soprattutto negli USA. Coriandoli il giorno dei morti è una piccola e pregiata raccolta pubblicata da Racconti.

America centrale, Messico. Questo è lo sfondo dei racconti che, come da regola, si impregnano di quel colore, di quei movimenti narrativi con cui ogni autore, nel Novecento, sembra guardare a quella parte del Nuovo Mondo. Un piccolo spazio sulla superficie terrestre che è un mondo a parte, basta a se stesso; che quando lo straniero si affaccia, ne rimane incantato, quasi intrappolato. Se si affaccia il conquistatore, invece, almeno nei racconti di Traven, quasi sempre se ne deve tornare da dove è venuto, scornato. Un mondo, in quegli anni, primitivo e primordiale, che oscilla tra il capitalismo e l’anarchia, tra la modernità e le antiche radici. Chi ha mai letto qualcosa di Gabriel Garcia Marquez sa bene di cosa sto parlando.

Questi racconti possono essere mal interpretati come una semplice evasione verso mete esotiche ed esoteriche, magiche al limite del surreale. Contadini, piccoli mercanti, artigiani costruttori di cestini, ladruncoli, ribelli; la borghesia messicana che scimiotta quella americana ma non ci riesce, l’imprenditore americano impettito che puntualmente non trova modo di attecchire in una realtà troppo lontana da quella storica e sociale del Novecento, che sia asiatica, americana o europea. Traven, però, non fa evadere il lettore a vuoto, per puro divertissement o estro narrativo; il tocco che caratteristica la sua narrativa breve è per certi versi favolistico, non solo sul piano immaginativo/simbolico, ma del messaggio: una riflessione, moralistica o filosofica, accompagna sempre le vicissitudini dei personaggi dei racconti, personaggi quotidiani e comuni, la cui dimensione è la semplicità e l’ordinarietà. La finzione, anche quella più bislacca, finisce sempre per restituire un valore umano al lettore: un aspetto di cui, per certi versi, oggi c’è carenza.

Non che i racconti contenuti in Coriandoli il giorno dei morti siano all’insegna dell’idillismo: non c’è da fraintendere la matrice prettamente naif da cui nascono le storie di Traven. La società che dà vita agli scritti della raccolta è una società per molti versi rustica, violenta, poco accomodante; ma i personaggi non sono macchiette manicheistiche né vengono sottoposti a un giudizio morale, per quanto negativi possano essere. Anzi, dato che i racconti di Traven non sono altro che racconti di minuscole vite umane, nella narrazione è l’Umano (maiuscolo) che trionfa nella sua complessità, nelle sue tensioni, nel barcamenarsi in un’esistenza che non tiene conto di moralità, di giusto o sbagliato, buono o cattivo: queste sono conclusioni tratte da una percezione dall’alto, che ha poco a che fare con la carne del giorno, della terra, della vita locata in basso.

Coriandoli il giorno dei morti è una raccolta ottima anche per campionare lo stile di Traven: ironico, giocoso, efficace e avvolgente sia nei racconti brevi della prima parte, sia nella sezione più sconfinante ed estesa della seconda. Una raccolta perfetta, oltretutto, per imparare a conoscere un autore, e sondarne un’oscurità biografica che, a fronte della luce sprigionata dalle pagine, rimane ancora più singolare.

Michele Maestroni

 

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