La vita del Pitocco nelle Indie Perigliose

Nelle Indie Perigliose,  Alain Ayroles & Juanjo Guarnido
(Rizzoli Lizard, 2019)

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“Decisi di passare alle Indie, per vedere se, cambiando contesto e paese, la mia sorte sarebbe migliorata. E invece peggiorò perché – come Voi leggerete nella seconda parte – non è mai in grado di migliorare la propria condizione chi muta soltanto il paese e non la vita o le maniere.”

Con queste parole finisce il libro La vida del Buscón  (1626) di Francisco de Quevedo y Villegas, vale a dire la Vita del Pitocco. Il titolo completo sarebbe La storia della vita dell’imbroglione chiamato don Pablos, esempio per i vagabondi e modello per gli spilorci e racconta, per l’appunto, alcuni anni della vita di tale Pablos, un briccone della peggior specie che si guadagna da vivere truffando con scaltrezza il prossimo. L’intero libro è un continuo susseguirsi di astuzie e disavventure una dietro l’altra ed è stato concepito per essere la prima parte di una storia più ampia: si legge, infatti, che il seguito avrebbe dovuto raccontare di Pablos alla ricerca di fortuna nel Nuovo Mondo. Purtroppo, questo seconnon ha mai visto la luce. Ayroles e Guarnido decidono dunque di gettarsi nella lavorazione de Nelle Indie perigliose e di presentare così la loro versione a fumetti dell’inedita seconda parte della vita del Buscón.

Ci troviamo nel XVII secolo, in Perù: in una cella della fortezza spagnola di Cuzco, l’alguacil mayor sta interrogando un povero disgraziato moribondo a un passo dalla morte. Questo individuo, di nome Pablos, è l’unico superstite di una spedizione capitanata dal facoltoso don Diego volta alla scoperta dell’El Dorado. Nessuno è sopravvissuto tranne Pablos, che è tornato in città in fin di vita portando con sé solamente la macabra tsantsa di don Diego e un pendente d’oro a riprova dell’esistenza della mitica città. Inutile dire che gli occhi dell’alguacil si illuminano di cupidigia alla vista del metallo prezioso: intende spremere fino all’ultima goccia quel pezzente per fargli rivelare qualsiasi informazione sul leggendario tesoro.

Pablos, con le mani e i piedi incatenati a un cavalletto, si concede sì all’aspro interrogatorio, ma, invece di raccontare solamente quanto accaduto a El Dorado, decide di iniziare la sua narrazione a partire dalla traversata oceanica che lo ha condotto dalle coste della Spagna fino alle Indie*. La prima metà del fumetto è infatti incentrata sul resoconto dettagliato delle strambe avventure vissute dal povero vagabondo nel Nuovo Mondo, così come delle sventure che gli sono capitate e che sembrano non dargli tregua. Quanto c’è di vero in quello che dice il Buscón? Starà al lettore scoprirlo pagina dopo pagina, lasciandosi trasportare dal flusso del racconto di Pablos.

Racconto che viene, di tanto in tanto, impreziosito da digressioni sul passato del protagonista mentre cercava di sopravvivere sulla spietata terra spagnola: è così che gli autori inseriscono nel fumetto preziosi elementi di collegamento con il romanzo di Quevedo. In questo modo il personaggio di Pablos viene arricchito di numerosi dettagli e il lettore è in grado di comprenderlo fino in fondo e di mettersi nei suoi panni. Ma non solo: per mezzo di questo espediente viene anche costruito un solido ponte tra il fumetto e l’opera originale del XVII secolo.

Nelle Indie perigliose si compone infatti di tre capitoli, come tre sono i libri che costituiscono La vida del Buscón. Ancora, il fumetto (fatta eccezione per il secondo capitolo) è raccontato da Pablos in prima persona, come lo è anche la novela di Quevedo, celebre esempio di romanzo picaresco; libro e fumetto sono entrambi caratterizzati da un umorismo sagace e sprezzante, che non risparmia nessuno, neanche il protagonista (anzi, in ultima istanza forse è proprio lui a subire maggiormente i colpi della sua stessa satira). Il tono adottato è ironico, ma anche impregnato di una certa malinconia e rassegnazione: lo stesso Pablos arriverà quasi a perdersi nel suo stesso gioco di specchi.

Infatti, un tema ricorrente è quello dell’inganno: in ciascuna delle 160 pagine che compongono l’intero volume osserviamo Pablos che non vuole solamente tirare avanti e vivere alla giornata, bensì fare fortuna. Come nell’opera originale del XVII secolo, non si accontenta della semplice sopravvivenza, ma anche lui ha delle aspirazioni; in questo fumetto, le sue ambizioni si fanno di proporzioni gigantesche e per raggiungerle deve escogitare inganni altrettanto grandiosi. Arriverà dunque a cambiare aspetto e comportamento numerose volte e a proferire menzogne su menzogne fino al punto in cui non sarà più in grado di riconoscersi o di ricordarsi le sue origini: è questo il principale punto di distacco con La vida del Buscón, che rappresenta quasi un passato indelebilmente cancellato. Pablos è un personaggio complesso e ricco di emozioni: ci sono pagine in cui ridiamo con lui e di lui, ci sono pagine in cui ci rattristiamo per la sua vita scalognata, ci sono pagine in cui lo odiamo profondamente per i suoi continui tradimenti e imbrogli scriteriati a danni di innocenti (o peggio, di persone che lo hanno aiutato).

L’inganno non è solamente quello perpetrato da Pablos nei confronti delle persone che incontra, ma anche quello messo in atto dagli autori nei confronti del lettore, che rappresenta senza dubbio il punto di forza principale dell’opera e della narrazione. Lo sceneggiatore e il disegnatore sono estremamente abili nel tacere alcuni dettagli della storia (o del disegno) per derivarne colpi di scena in un secondo momento, o nello sfruttare le ambiguità di alcune inquadrature per ricamarci sopra menzogne: è un continuo gioco di prestigio a cui il lettore si concede inconsciamente; ci sentiamo al sicuro dalle bugie di Pablos, rifugiati dietro il muro della carta stampata, ma non ci rendiamo conto di essere anche noi vittima dello stesso tranello.

Inoltre, un’altra caratteristica apprezzabile de Nelle Indie perigliose è l’eccellente unione di parole e immagini che si manifesta – in perfetta armonia con lo stile adottato e con la personalità di Pablos – per mezzo di un continuo susseguirsi di allusioni, doppi sensi e rivelazioni silenziose: quello che viene detto non è sempre ciò che si vede, e viceversa. Ne risulta un sottile equilibrio di parallelismi visivi e narrativi che dà origine a un racconto dalla struttura fortemente simmetrica: se, dopo aver terminato la lettura, si ritorna alla prima pagina, ci rendiamo conto di come tutta la verità sia stata sotto ai nostri occhi fin dal primo momento, solamente non eravamo in grado di vederla.

Il volume che abbiamo tra le mani è un cartonato di 33.2×24.8 cm e permette a Ayroles e Guarnido di immaginare e realizzare tavole ricche di vignette sovraccariche di dettagli: ancora una volta, ci perdiamo nel virtuosismo barocco della rappresentazione e la nostra attenzione viene così distolta dalla verità. Nella maggior parte delle pagine la griglia è fitta, in accordo con il ritmo sempre incalzante della storia: tuttavia, questa progressione concitata viene talvolta interrotta da vigorose splash page, che risuonano con una intensità ancora maggiore e ritagliano una sapiente proporzione di tensione e rilassamento (e stupore). Non solo: all’interno di un tessuto narrativo decisamente gremito di dialoghi e didascalie, Ayroles inserisce con maestria intere sequenze (di battaglia) mute, di sole immagini. Anche in questo caso, la variazione del registro e le diverse scelte narrative fanno sì che opera e rappresentazione siano continuamente in evoluzione: tutto ciò dà respiro alla lettura e permette di inserire il lettore in contesti emotivi sempre diversi e adatti a quello che viene raccontato.

Il tratto di Juanjo Guarnido è formidabile – è quasi inutile dirlo, vista la sua carriera e i suoi disegni nella serie Blacksad (Rizzoli Lizard) – e il suo stile, a metà tra il realistico e il cartoonesco, ritaglia personaggi dalle fattezze deformate che sottolineano e amplificano il tono satirico dell’opera e imprimono un dinamismo grafico prezioso alla narrazione (e alla storia già di per sé frenetica). Sarà inoltre difficile ripensare al libro originale di Quevedo senza immaginarsi personaggi e luoghi ritratti con questo stile. Ovviamente, non si devono trascurare i limpidi colori ad acquerello di Guarnido (assieme a quelli più spenti di Jean Bastide, che affianca Guarnido nella colorazione di otto tavole): grazie alla maestria del disegnatore nel trattare tonalità e luci, alcune vignette – per quanto piccole all’interno della pagina – acquisiscono una carica visiva unica e una potenza espressiva (ed emotiva) di gran pregio. È un disegno che coinvolge attivamente il lettore, richiamando la sua attenzione.

In conclusione, Ayroles e Guarnido hanno realizzato un’opera deliziosa; sono riusciti a catturare il meglio dal libro originale di Quevedo e a declinare il suo stile in un racconto per immagini giocando proprio sul dialogo e sul contrasto intimo tra testo e disegno: non viene tradito lo spirito originale, anzi, viene amplificato e tradotto in una veste visiva altrettanto potente. Nelle Indie perigliose è un fumetto dall’umorismo acido e dissacrante (e in alcuni casi questo aiuta a trascurare alcuni passaggi di trama incerti e rugginosi), che risulta però affiancato da una malinconia inedita, appena accennata ne La vida del BuscónQuesta tristezza sembra trarre le sue origini proprio dalla frase finale della novela del 1626, che funge da trait d’union programmatico tra le due opere: “perché non è mai in grado di migliorare la propria condizione chi muta soltanto il paese e non la vita o le maniere.” Sono parole di Pablos, per cui occorre fare attenzione: potrebbe essere un’altra delle sue menzogne.

Durante la lettura veniamo continuamente ingannati da Pablos e dagli autori, grazie a un fitto intreccio di trucchetti, di bugie e, soprattutto, di mezze verità (infatti, l’inganno si cela proprio all’interno di quello che viene taciuto, piuttosto che in ciò che viene detto). Per quanto appaia scanzonato, Pablos è un personaggio tormentato, contemporaneamente irritante e magnetico: siamo curiosi di sapere dove lo porterà la sua brama di ricchezza, quante persone e quanti amici tradirà per raggiungere i suoi morbosi desideri di grandezza.
Ne sarà valsa davvero la pena?
Sarà vera gloria?

Francesco Biagioli

* Per certi versi, questo incipit ricorda quello del ciclo di Quetzalcoatl di Jean-Yves Mitton (pubblicato in Italia da Mondadori Comics nei volumi 43 e 50 della collana Historica): in questo caso, Maïana Xochitla viene interrogata durante un’istruttoria volta a estorcerle non solo una confessione dei propri peccati, ma soprattutto le informazioni circa il nascondiglio di un fantomatico tesoro imperiale. Questo espediente letterario permette all’autore di raccontare la storia della vita della protagonista attraverso un fitto intreccio tra presente e passato, e di sottolineare la barbarie della dominazione spagnola nelle Indie e la brama di ricchezza dei conquistadores e dei coloni. Nonostante sia ambientato più a sud, anche in Nelle Indie perigliose è forte la critica alla cupidigia degli europei.

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