Il principe e la sarta: una storia di formazione alla corte del re

Il principe e la sarta, Jen Wang
(Bao Publishing, 2019 – trad. C. Marietti)

51MUDbCresLA Parigi, all’inizio del XX secolo, in una strada come tante si trova una sartoria come tante, con una semplice insegna che recita “Retouches – Couture”. Lì lavora la giovane Frances, un’abile sarta. Oltre al talento, la ragazza possiede un dono prezioso: sa ascoltare (e capire) i clienti e, in un certo senso, è in grado di comprendere i sentimenti o i desideri di chi indosserà il vestito e riesce a convogliare queste sensazioni all’interno dei tessuti che cuce. La sua bravura non passa inosservata e infatti viene assunta da Sebastian, principe ereditario del Belgio, affinché realizzi per lui non solo i vestiti ufficiali per le grandi occasioni a palazzo, ma anche dei vestiti femminili che lui stesso disegna per sé: infatti, il principe è un cross-dresser e la sera indossa gli splendidi abiti cuciti da Frances per frequentare i locali più alla moda della Capitale vestendo i panni di lady Crystallia.

Grazie al suo fascino misterioso e allo splendore dei vestiti esibiti, lady Crystallia diventa rapidamente popolare, un’icona della moda che signorine e signore vogliono imitare. Con il crescere della notorietà dell’alter ego del principe, si fa più intensa anche la relazione tra Frances e Sebastian. I due si capiscono fin da subito e ciò che inizialmente era un sodalizio diventa poi una amicizia intensa e qualcosa di più. Chiaramente, il rapporto tra i due non è facile e si gioca sul filo sottile di un segreto delicato.

Frances si ritrova così in mezzo ai due fuochi della vita del principe. Da una parte esiste un universo notturno fatto di vestiti sgargianti e feste, in cui Sebastian (o, più precisamente, lady Crystallia) può esprimere se stesso al meglio; dall’altra, esiste una noiosa realtà formale, fatta di ricevimenti a corte e pretendenti selezionate dal re e dalla regina del Belgio. Come un avvoltoio, sopra il capo di Sebastian volteggia senza sosta il suo (funesto) destino regale. I suoi doveri istituzionali lo incatenano in uno stato di tormento interiore: deve tenere nascosta lady Crystallia e non può permettere che se ne scopra l’identità, sarebbe uno scandalo troppo grande per i suoi genitori e risuonerebbe in tutte le corti d’Europa.

L’attenzione – anche a livello visivo – si concentra fin da subito sui  personaggi e, in particolare, sui due protagonisti: Frances e Sebastian hanno entrambi una spiccata espressività, ricavata attraverso linee rotonde, sinuose e decise, che delineano volti e pose dinamiche, capaci di trasmettere limpidi sentimenti. Lo sguardo dell’autore non abbandona mai i due giovani e li segue senza sosta in questa loro avventura alla scoperta dell’altro e, soprattutto, di sé. Osserviamo Frances riflettere sul proprio lavoro, Sebastian rimuginare sul suo segreto ed entrambi dedicare il proprio tempo alla realizzazione dei vestiti: come in un altorilievo, il principe e la sarta sono due figure fortemente marcate, che si staccano dal piano di fondo.

Infatti, l’ambientazione risulta essere quasi inesistente, impalpabile; Parigi ha un ruolo marginale e rappresenta solamente un pretesto, una città come un’altra. Le vignette sono spesso riempite dai soli personaggi e gli sfondi (quando presenti) sono minimali. È come se l’intera vicenda fosse messa in scena su di un palcoscenico spoglio, in un luogo che non esiste, o che può essere qualunque luogo allo stesso tempo.

Eppure, i disegni di Jen Wang non sempre convincono appieno: al di là dei protagonisti – molto simili a due soggetti già disegnati da Jen Wang nel suo precedente lavoro In real life (Psycho Pop, 2015) e scritto da Cory Doctorow – e di un pugno di figure secondarie, i restanti personaggi non appaiono così curati, anzi, sembrano realizzati frettolosamente: alcuni sono dei veri e proprio manichini, mancanti di volto e di altri dettagli del corpo, delineati da un tratto grossolano e statico (si veda, ad esempio, la sequenza del gioco del polo). Talvolta mi è parso che questa realizzazione sbrigativa si rifletta anche sul design dei vestiti ricamati da Frances e indossati da lady Crystallia, il fulcro dell’intera narrazione: sembra che manchi loro qualcosa e in alcuni casi si presentano solamente come un insieme più o meno caotico di nastri spumeggianti e fluttuanti.

In conclusione, proprio come In real life, Il principe e la sarta racconta una storia di crescita, di scoperta dell’altro e di sé, di abbandono delle maschere imposte dalla società: alla fine, Sebastian e Frances prendono in pugno le redini del proprio destino e si accettano (e si fanno accettare) per quello che sono. Nelle 288 pagine che compongono il fumetto entriamo in un microcosmo fiabesco delicato e dal tono mai retorico, né melodrammatico: le tavole non hanno una griglia precisa e le varietà delle vignette rende soffice lo scorrimento, assieme allo stile morbido dei disegni dell’autrice. Jen Wang ha cucito un’opera leggera e attuale, partendo da un tessuto di dualismo classico (il richiamo a Il principe e il povero di Mark Twain è palese) e riproposto in chiave moderna attraverso il ricamo prezioso di una narrazione piacevolmente bilanciata.

Francesco Biagioli

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