“Ai sopravvissuti spareremo ancora”: l’esordio di Claudio Lagomarsini

Ai sopravvissuti spareremo ancora, di Claudio Lagomarsini
(Fazi Editore, 2020)

ai-sopravvissuti-spareremo-ancoraIl nome di Claudio Lagomarsini non è nuovo a chi frequenta le riviste letterarie: suoi racconti sono stati pubblicati su Colla, Nuovi Argomenti, Retabloid  e Cattedrale e nel 2019 è stato vincitore del concorso Ogni desiderio, bandito dal Premio Calvino. Il suo romanzo d’esordio, Ai sopravvissuti spareremo ancora, è da qualche settimana in libreria per Fazi Editore ed era stato segnalato tra le opere meritevoli della XXXI edizione del Premio Calvino.

Mi sono approcciata alla lettura di quest’opera, quindi, con una certa aspettativa, e all’inizio ho faticato a comprenderne la forma e a fidarmi della direzione in cui l’autore mi stava guidando.

La storia comincia con il racconto di un trasloco: un uomo svuota, per conto di sua madre, la casa in cui ha vissuto da ragazzo e tra le cianfrusaglie ritrova cinque quaderni scritti a penna da suo fratello, cronaca di un’estate iconica dopo la quale le loro vite non sono più state le stesse. Si immerge quindi nella lettura e scopre un punto di vista inedito e doloroso sugli eventi che hanno segnato la sua vita.

L’espediente del manoscritto ritrovato, in un primo momento, mi ha resa vagamente diffidente, poi mi sono lasciata trasportare in un’estate assolata della provincia toscana, forgiata da bevute serali in cui vecchi e giovani si mischiano insieme e violenze sotterranee che si insinuano nella vita di ogni giorno e prima ancora che me ne accorgessi avevo abbandonato le mie riserve e mi ero lasciata trascinare nel mondo del racconto.

Marcello, adorabile narratore inaffidabile dei quaderni, è un adolescente che preferisce osservare e annotare piuttosto che parlare. Passa l’estate in casa, a tradurre dal greco, leggere Gadda e sperare in una telefonata di Sara, la compagna di classe di cui è innamorato, che non abbia il solo scopo di chiedergli la versione di turno.

Intorno a lui ci sono una selva di personaggi che la sua penna trasforma abilmente in macchiette: il Salice, ossia il fratello che ritroverà il diario molti anni dopo, sua madre, il suo patrigno Wayne, sua nonna e il Tordo, l’anziano vicino di casa con una serie di improbabili armi nascoste in casa e un lungo repertorio di avventure sessuali di gioventù da raccontare ad ogni pasto.

Ognuno di loro evidenzia in qualche modo l’inadeguatezza di Marcello rispetto al modello di maschio bianco dominante che dovrebbe incarnare. La nonna e il Tordo sono esponenti di un mondo passato, che nelle parole dell’uno appare intriso di sfrenata lussuria mentre dall’altra viene descritto come un periodo di cupo proibizionismo e repressione. Entrambi, ora, sembrano intenzionati a recuperare il tempo perso e a vivere la loro vecchiaia come se avessero vent’anni; da Marcello, poi, che è giovane davvero, si aspettano ogni tipo di avventura e trasgressione.

Wayne, antagonista designato, è il compagno della madre di Marcello e del Salice ed è l’esatto stereotipo del maschio alpha: poco intelligente ma molto attento a non farsi raggirare in alcun modo, sempre pronto a ribadire la propria virilità, che sia in fatto di educazione dei figli, di coltivazione dei pomodori o di sottomissione e protezione della propria donna.

Ma il suo personaggio si esaurisce davvero qui o è lo sguardo spietato del narratore a ridurlo all’aspettativa che lui stesso sente su di sé?

Quando il piano del racconto si sposta dai quaderni di Marcello e la parola torna, nel futuro, a suo fratello, il bipolarismo perfetto fra il protagonista e il mondo si scalfisce, gli angoli si smussano e tutti i personaggi sono ricondotti ad una più tenera e pietosa umanità.

L’espediente del narratore inaffidabile permette quindi alla storia di restare sempre verosimile, pur nell’eccesso: nei momenti in cui la foga di Marcello si fa più violenta, suo fratello trova, nel diario, alcune pagine strappate.

La trama è costruita come un meccanismo a orologeria che verte evidentemente verso un climax, quasi come in un film western o in una tragedia greca. Quando il culmine si avvicina, tuttavia, l’autore disinnesca abilmente il sensazionalismo e usa toni asciutti e severi, mettendo il lettore di fronte ad una sorta di banalità del male a cui non ci si può sottrarre.

Ai sopravvissuti spareremo ancora è un romanzo avvincente e toccante che riesce contemporaneamente ad emozionare e a convincere su piano letterario:  un miracolo di armonia che dunque ancora si verifica in letteratura, nonostante tutto.

 

Loreta Minutilli

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