Il guinzaglio: l’estate a vent’anni

Il guinzaglio, Giovanni Toscano
(Fandango, 2021)

Copertina Il guinzaglioMichele, universitario fuori sede, è appena tornato a casa per le vacanze, sulle colline pisane. Trascorre le giornate torride in un torpore annoiato: tutti i suoi vecchi amici sono già partiti o sono chiusi in casa a studiare e anche la ragazza con cui sta da qualche anno, Chiara, è lontana. Durante una passeggiata in campagna Ulisse, il cane di Michele nonché suo “maestro spirituale” se solo avesse il dono della parola, si tuffa in una piscina semi nascosta nel verde dove si stanno bagnando due bambini sorvegliati da una ragazza, Léa. L’imbarazzo di Michele dura poco e si stempera nella surreale accoglienza della famiglia italo-francese della ragazza: padre, madre, zio, cugini e due amici di lunga data che lo invitano a restare a cena e, successivamente, per la notte.

Mentre la minaccia di un incendio doloso sull’altro crinale della collina incombe sulla loro serata, Michele viene coinvolto nei racconti dei suoi ospiti e, inevitabilmente, nelle loro vite. I discorsi vertono sulla gioventù, che è «sconsiderata» per antonomasia, e sull‘amore e sulle forme così diverse che può assumere. C’è il modello dei genitori di Léa, una vita passata insieme ma ancora nel pieno dell’infatuazione iniziale; c’è quello dello zio, da poco separato dalla moglie, che brucia di un dolore insopportabile che non riesce a tenere nascosto; c’è la coppia di amici di famiglia, che confessano di aver trovato un equilibrio non senza aver avuto bisogno di lavorare a lungo sul loro rapporto.

Quella sera sembra si crei un triangolo di attrazione che ha Michele, Léa e Monique, la cugina più giovane, ai vertici. Nell’atmosfera surreale di una cena con persone che sono effettivamente dei perfetti sconosciuti ma che sembrano fatti apposta per svelare delle verità a volte date per scontate, Michele viene rapito dal vortice di pensieri sulla vita che tanto caratterizza la giovinezza e a cui si aggiungono le incertezze e le ansie dei ventenni di oggi. Sullo sfondo, l’agitazione mista a fastidio di quando i «vecchi» definiscono la tua età come la migliore, quella entro la quale devi saziarti di tutto e di tutti, altrimenti non lo farai mai più, quella in cui sembra che essi non si siano tirati indietro davanti a nulla.

«“Tu sei giovane, devi spaccare il mondo.”
Quando mi dicono così mi sale sempre una certa ansia.

Ho così fretta di spaccare il mondo? Ma ce l’avrò la grinta giusta? E poi esattamente che cosa dovrei fare?
“E come si spacca il mondo?” Senza pensarci mi esce un tono ironico.
“Eh be’…”, balbetta Dodo “ tu puoi fare quello che vuoi…e il mondo lo spacchi se non ti fai schiacciare da questa libertà […]”»

C’è la paura, per Michele, di finire intrappolato dagli stessi guinzagli che, inevitabilmente, si è costruito ma che ora gli stanno stretti. Sono gli ovvi legami e le responsabilità che sente verso coloro che gli vivono accanto ma che, quando si allentano, non fanno che dare una sensazione di soffocamento e un desiderio di sfuggir loro per tuffarsi in una piscina di estranei senza provare imbarazzo.

C’è la difficoltà di dire a Chiara che è finita. Con lei, ultimamente, le cose non stanno andando per il meglio e i flashback di Michele svelano i motivi e gli intagli di una relazione che, di per sé, non sembra avere fratture considerevoli ma che, per qualche motivo, da qualche tempo, non funziona più come prima. La loro storia d’amore dal ritmo che ricorda i testi delle canzoni indie di questi anni subisce gli effetti dei violenti attacchi di panico di Chiara, dei non detti e dei tradimenti di lui (e, forse, anche di lei).

Giovanni Toscano racconta una storia di giovani in modo realistico e cristallino, senza sentire il bisogno di attribuire loro dei vissuti tormentati, da Gioventù bruciata, come spesso sembra essere perentorio quando si decide di scrivere un intreccio che abbia dei ventenni per protagonisti, né attribuendo ai loro pensieri e alle loro azioni quella patina artificiale e costruita che rischia di soffocare una narrazione altrimenti funzionante creata da persone che i vent’anni li hanno passati da tempo. Nemmeno il lessico informale e colloquiale risulta artificioso e l’uso del narratore interno non fa percepire uno stacco narrativo tra quanto viene raccontato e quanto viene espresso attraverso i dialoghi, permettendo di apprezzare appieno la stessa giovane voce dello scrittore, classe 1996.

Il guinzaglio è un romanzo che si porta dentro tutta l’euforica malinconia delle notti delle estati di quando “si è giovani” senza romanticizzarla o sublimarla, è il racconto di un ragazzo che condivide le aspettative e le ansie della sua intera generazione facendo del suo meglio per vivere quella che per molti dovrebbe essere “l’età migliore della vita” nel modo migliore possibile compatibilmente con le problematiche e le vicissitudini che gli capita di incontrare.

Eleonora Mander

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