L’Amore secondo Margherita Oggero

Non fa niente, Margherita Oggero
(Einaudi, 2017)

cover

Non fa niente, ultima fatica della torinese Oggero, racconta il rapporto tra l’ebrea Esther e Rosanna, la sua giovane e bella domestica. Il desiderio di dare un figlio al marito spinge Esther a chiedere a Rosanna di giacere con lui, «come nella Bibbia fece Agar per Abramo e Sara», un utero in affitto ante litteram.

Il titolo è la traduzione italiana dell’espressione Nicevò, utilizzata da un’antenata russa di Esther e ripetuta più volte, nel corso della storia, a rappresentare la capacità umana di rispondere e reagire alle disgrazie. Il bel significato e la curiosità dell’aneddoto, tuttavia, mi spinge a ritenere che Nicevò sarebbe stato un titolo ancora più esotico e allettante.

Esther e Rosanna sono al centro di un universo di personaggi che trovano spazio e luce sulla pagina. L’autrice dimostra grande abilità nel costruire un racconto a più voci, grazie anche al sapiente utilizzo del dialetto, e all’agile passaggio della narrazione dalla terza alla prima persona.

Ambientato tra Piemonte, Liguria, Berlino e Zurigo, il romanzo copre più di quarant’anni di storia europea e italiana, dall’Olocausto all’attentato a Togliatti, dalla Seconda Guerra Mondiale al ’68. La Grande Storia si mescola alla quotidianità con fluidità. La Oggero riesce a gestire una narrazione che procede su piani temporali diversi utilizzando mantenendo un tono fluido, accattivante, né rigido né accademico.

L’Amore, declinato nelle sue varie forme, è fondamentale. Nel libro trovano spazio non soltanto l’amore materno (di Rosanna come di Esther) nei confronti del piccolo Andrea, ma anche l’amore coniugale, l’amore filiale, l’amore tenero e quello passionale.

Anche i personaggi apparentemente negativi, come la suocera di Esther o la madre di Rosanna, mostrano affetto e partecipazione per un altro essere umano. C’è sempre spazio per la redenzione, per la scoperta di un lato buono, per l’umanità.

Perciò è paradossale che siano i personaggi più amati, il figlio Andrea, il padre di Esther e Nicola, il musicista jazz frequentato da Rosanna, a presentare i difetti più evidenti e a far soffrire maggiormente le protagoniste.

È forse l’unico insegnamento del libro: l’amore totalizzante rende indifesi, e fa talvolta dimenticare sé stessi.

Non fa niente, dunque, è un romanzo storico atipico, profondamente legato alla quotidianità. L’autrice non dimentica i Grandi Eventi, ma li filtra con sapienza attraverso gli occhi ironici, sinceri, veri di Esther e Rosanna. È inoltre, e soprattutto, un romanzo d’amore, un inteso come forza che muove il mondo intero.

Sonia Aggio

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