“Guasti”, il toccante esordio di Giorgia Tribuiani con Voland

Guasti – Giorgia Tribuiani
(2018, Voland)

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“[…] guasto era il suo amore, guasta la ballerina, guasto era in fondo il destino di tutte le persone, immobili nelle loro esistenze come lei era stata immobile sull’altalena, che visitavano le sale e non capivano che in fondo stavano guardando il futuro, che prima o poi sarebbe toccato a loro, che la carica sarebbe finita e con quella ogni possibilità di muoversi o dondolare, e che forse non sarebbero mai stati dei plastinati, ma guasti senza alcun dubbio: senza alcun dubbio guasti”.

E come loro, come gli uomini e le donne che visitano la mostra temporanea del celebre Dottor Tulp, è guasta anche Giada. Lo è fin da è quando morto lui, il suo fidanzato, che la gente si ostina a chiamare suo marito e che una volta era stato un fotografo molto acclamato, mentre adesso se ne sta nella stanza di venticinque metri di uno strano museo cimiteriale.

Plastinato come aveva volontariamente deciso di diventare una volta defunto, è infatti esposto con tutti i suoi organi e i suoi tessuti, nudo e immobile nell’atto di scattare una fotografia, imprigionato in un limbo fra la vita e la morte che non solo non libera lui, ma che rende prigioniera anche la donna che amava.

Giada non può fare a meno di visitare la mostra il primo giorno, il secondo, il terzo, e così via fino all’ultimo biglietto che può acquistare, in trenta capitoli che corrispondono a trenta giorni di veglia funebre delirante e terribile, in cui la donna deve fare i conti con una serie di pensieri e di sensazioni in continua contraddizione fra di loro.

Ora detesta il Dottor Tulp e ora grida contro i visitatori, ora fa scattare l’allarme perché vorrebbe coprire una protuberanza che aveva il fidanzato sulla nuca e che adesso è alla mercé di chiunque gli passi accanto nella sala. Ora scappa da chiunque e si chiude in bagno e ora fa colazione con il vigilante del piano di sotto che le offre un cornetto alla marmellata, ora risponde in modo inaspettato a un giornalista e ora parla con collezionisti e avvocati.

1200px-heart_and_lungsÈ in una gabbia anche lei, Giada, e quasi si dimentica cosa significhi vivere e cosa ci sia nel mondo, al di là del bagno guasto dell’edificio in cui più di una volta va a nascondersi consapevole che lì non potrebbe essere trovata da nessuno. Con l’aiuto delle persone che incontra per caso e, soprattutto, grazie alla vicinanza del vigilante del piano di sotto, la protagonista realizza giorno dopo giorno la propria condizione, interrogandosi su cosa sia l’amore, su chi sia stata lei e su come sia diventata, sulla durata del limbo in cui si è cullata e sulla maniera che ha per uscirne.

Con uno stile sempre imprevedibile, a metà strada fra lo strazio e la lucidità, Giada emerge dalle pagine dell’esordio letterario di Giorgia Tribuiani come un personaggio a tutto tondo, contraddittorio ma non per questo incoerente, sulla soglia della follia emotiva eppure sempre presente di fronte a sé stessa e agli interrogativi dell’esistenza dai quali si fa circondare senza sosta.

La vicenda è scorrevole, concentrata su un dramma personale racchiuso interamente fra le quattro pareti che ospitano l’esibizione artistica, e se all’inizio minaccia di essere condita da eccessi di sentimentalismo, si svincola poi subito da ogni potenziale cliché e percorre una strada di autenticità e di rinascita, che per avvenire deve passare attraverso le lunghe e dolorose tappe di un’insolita via crucis.

Il calvario si conclude con un atto estremo e liberatorio, come d’altronde tutte le prigionie. Con una risata che è un pianto, con una promessa che si sta già facendo carne, con una stretta di mano fra il presente e il passato che ha smesso a un certo punto di causare dolore, e con una sorpresa che lascia il lettore con il fiato sospeso fino alla fine.

logo-volandA rimanere in piedi è una donna che non fa mai mistero delle proprie fragilità, che lotta con e contro sé stessa a un tempo, che messa alle strette di fronte a una decisione etica e personale di enorme portata decide di celebrare la vita, di onorare la morte, di non rimanere incastrata in un bagno ancora guasto e di lasciarsi prendere per mano da chi, insieme a lei, dimostra di odiare le dipendenze più di quanto abbia odiato il distacco forzato dal suo uomo e lo stato di sospensione in cui aveva rischiato di smarrirsi.

Una storia toccante, inedita, in grado di commuovere e di indignare, e che ha molto da raccontare sui rapporti umani e sulla moderna concezione dell’esistenza per com’è, con i suoi limiti e con le sue brutture, con i suoi paradossi e con la sua natura perennemente caduca. Impossibile rimanerne delusi, come d’altronde è raro che accada quando si è nelle mani di Voland.

(Eva Luna Mascolino)

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