Da dove nasce la molestia: “Forme di lontananza” di Edurne Portela

Forme di lontananza, Edurne Portela
(Lindau, 2020)

41EZwjcrOhL._SX308_BO1,204,203,200_Come si arriva a molestare la propria moglie? Come si arriva a subire violenze dal proprio marito? Qual è il principio di quel cataclisma che finisce per ingoiare la vita di una donna? Se lo chiede Alicia, giovane ricercatrice di un’università newyorkese, emigrata dai paesi baschi spagnoli, mentre si chiude a chiave in camera sua, terrorizzata e annichilita. Se lo domanda anche suo marito Matty, un uomo che alterna una cinica freddezza all’amore più dolce, fermo in ascolto e in attesa, dall’altra parte della stessa porta. Cerca, invece, di capirlo Edurne Portela, autrice di questo romanzo intitolato Forme di lontananza.

Alicia e Matty si conoscono poco dopo l’arrivo della prima nella Grande Mela. Giovani e innamorati, l’ambizione di lei trova un sicuro appoggio nella concretezza di lui, e presto (forse troppo presto) i due vanno a convivere e si sposano. Presto Alicia si ritrova assorbita sempre di più dal proprio lavoro in accademia, mentre Matty sembra radicare ogni suo pensiero nell’idea di una famiglia ordinaria, unita, con una moglie “normale” e, sì, gli piacerebbe tanto avere un figlio – lei, invece, non ci pensa nemmeno. Le due controparti della coppia cominciano allora a muoversi in termini tettonici: ognuna sulla propria zolla, non si accorgono di starsi allontanando lentamente ma inesorabilmente. Tra i due cominciano a scavarsi silenzi, incomprensioni e attriti. I veleni e le rappresaglie di Matty, sempre più scostante e oppressivo, investono e piegano Alicia, il cui forte carattere si ritrova spezzato e atterrito. Dinamiche, queste, purtroppo estremamente comuni. Anche se psicologiche, le molestie rimangono molestie.

Forme di lontananza non è circoscritto solamente a un discorso famigliare affrontato in modo univoco (narratore in terza persona onnisciente). In verità, è un romanzo estremamente ricco su altri due fronti. Il primo è quello narratologico. Portela dimostra infatti una certa intelligenza, nel tratteggiare il racconto. Il focus esterno si biforca spesso e volentieri, ora parlando attraverso il diario di Alicia, ora entrando nella logica emotiva di Matty. Quello che ne deriva è un discorso che (grazie al cielo) non si limita a una narrazione semplicistica e stilizzata dell’argomento, offrendo, di conseguenza, un quadro comunicativo che lascia spazio alle criticità e alle rielaborazioni del lettore.

Il secondo punto di valore di questo romanzo è il fatto di essere un contenitore di più filoni, declinazioni del tema del – mi si permetta l’anglicismo, a mio avviso molto più sfumato del termine italiano – harassment di cui l’individuo di sesso femminile si trova spesso oggetto. L’abuso non è solo quello che Alicia subisce da un marito paranoico, autoritario e paternalistico, ma è anche quello che avviene tra gli edifici del campus universitario, quando la studentessa Erin si costringe a vestirsi in modo succinto e a farsi misurare la circonferenza del petto per poter entrare a un party con le sue amiche; è quello che Carla, altra studentessa, riesce a denunciare nei confronti di un barone universitario che abusava sessualmente di lei. Agenti delle molestie sono quegli studenti maschi, come l’amico di Matty, Ed, che guardano le proprie colleghe e si sentono cacciatori; sono i manifestanti pro-vita che, nel parcheggio delle cliniche abortiste, assaltano a suon di insulti ogni donna vi si rechi per una visita; è il sistema di poteri universitario che, piuttosto di rovinare la carriera di uno stimato viscido erudito, aspettano che le acque si calmino per trasferirlo in un istituto accademico minore.

Così come la dimensione famigliare e la dimensione sociale sono strettamente correlate, allo stesso modo Portela adotta l’ulteriore finezza di intavolare il discorso anche dal punto di vista generazionale. In particolare, questo tema è particolarmente intrecciato con il personaggio di Matty, che trascorre l’infanzia in completa soggezione di un padre distaccato coi figli e violento con la madre. «Io non sono mio padre» è il titolo del capitolo in cui, per la prima volta, Matty prende la parola. Come se la sua esistenza di uomo e marito fosse irrimediabilmente marchiata da quella del padre marito di sua madre, finirà per essere come lui. Non potrà essere redento dall’affetto famigliare che, invece, Alicia avrà la fortuna di possedere grazie alla madre, in cui trova un porto sicuro sempre più spesso, parallelamente al degenero psicologico e comportamentale di Matty.

Forme di lontananza è un romanzo attento, e tanto delicato quanto crudo. In quanto tale, non vuole insegnare una morale né dei correttivi comportamentali, ma mostrare le fragilità e le criticità dell’amore condiviso, dei rapporti tra le persone, delle prospettive emozionali di ognuno. L’amore e la violenza nascono dallo stesso seme ma, allo stesso tempo, non si contemplano. Non lo capisce Alicia, che si vede sbagliata e colpevole; non lo capisce Matty, imbalordito dall’egoistico bisogno di giustizia e controllo. Cerca di spiegarlo Edurne Portela, meravigliosa narratrice di sentimenti e caratteri.

Michele Maestroni

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