Il Canto dei Nibelunghi: riscoprire un caposaldo della letteratura tedesca medievale

I Nibelunghi – La leggenda, il mito, Davide Bertagnolli
(Meltemi, 2020)

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Il Canto dei Nibelunghi, o Nibelungenlied in lingua originale, è un poema epico composto in alto-tedesco medio attorno agli inizi del XIII secolo. Nato dalla rielaborazione di materiale narrativo preesistente, a circolazione principalmente orale, formatosi in un periodo di tempo compreso fra i secc. V-VIII – materiale comprensivo di miti, racconti, leggende, ma anche vicende di un passato ‘storico’ più o meno lontano –, nel Nibelungenlied confluiscono elementi anche molto diversi, tra motivi cortesi, fiabeschi, temi folkloristici e topoi eroici. Davide Bertagnolli, docente di Filologia Germanica presso l’Università di Bologna, in questo volumetto agile ma dal solido rigore scientifico (sottoposto a double bind peer review) edito Meltemi si propone non solo di fornire una guida rapida agli specialisti, ma anche di offrire a chiunque sia interessato alla materia un approfondimento accessibile e completo. E ci riesce magnificamente.

Il volume si compone di sette capitoli dall’articolazione chiara, in cui paragrafi più specialistici, mai pedanti, si alternano ad altri più discorsivi, che toccano tutti i principali punti d’interesse, senza tralasciare testimonianze iconografiche, ricezione in età moderna, rapporti col contesto cortese e cavalleresco e confronto con le versioni nordiche della materia. Questi, in successione, i titoli dei capitoli: La vicenda; La tradizione manoscritta; La materia nibelungica; Il mondo del Nibelungenlied; Il mondo cortese; La natura ambigua del poema; La ricezione. Torniamo dunque all’opera.

Il Nibelungenlied; sì ma quale?

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Il poema nibelungico consta di circa 10000 versi, disposti in quartine di versi lunghi a rima baciata, suddivise in 39 “âventiuren” – termine qui impiegato per indicare un’unità narrativa di lunghezza variabile. Il testo ci è arrivato per tramite di 37 testimoni, tra i quali gli studiosi hanno individuato come principali i manoscritti indicati come A, B, C, redatti in porzioni diverse del tredicesimo secolo. Come per tutti i testi prodotti in età antica o medievale, a maggior ragione se inizialmente circolanti in forma orale in ambienti popolari o cortesi, è difficile rispondere in modo univoco all’ipotetica domanda con cui si apre questo paragrafo; parte della critica dubita anche che sia mai esistita una forma propriamente ‘originale’ del poema nibelungico. Fra le tre testimonianze principali, C è la più “divergente”, caratterizzata da un maggiore sforzo da parte del redattore di conformare il testo a valori cristiani e feudali; si distingue inoltre per la valutazione più “equilibrata” delle motivazioni di due dei personaggi principali (Hagen e Crimilde), attori di gesti che contribuiscono in massima parte alla messa in moto della macchina narrativa.

La vicenda, la storia, il mito

“Nelle antiche leggende ci vengono raccontate molte gesta straordinarie”

La materia del poema è estremamente ricca e complessa; al suo interno si possono distinguere due filoni principali, disposti in successione. Il primo si articola alla corte burgunda e culmina nell’uccisione dell’eroe Sigfrido; il secondo si svolge prevalentemente alla corte di Attila e termina con la vendetta di Crimilde e la fine dei Burgundi. Per un’esposizione dettagliata dei contenuti, si rimanda al primo capitolo di Bertagnolli; interessa qui soffermarsi brevemente sugli intrecci fra il racconto e la storia e fra la storia e il mito.

La trasmissione orale è un mezzo potente, antichissimo, e ancora misterioso in alcuni suoi aspetti; basti pensare, per chi è più familiare alla cultura classica che a quella germanica o alla medievistica, alla portata del dibattito ancora vivo intorno alla composizione dei poemi e della lingua omerica. Quel che è certo è che l’oralità ha un suo modus agendi, ha delle regole proprie che consentono di mettere in relazione senza apparente contraddizione fatti storici e personaggi mitici, motivi fiabeschi ed elementi attuali, creando con disinvoltura anacronismi che acquisiscono però una qualche coerenza nei tempi e modi del racconto. Al fruitore contemporaneo scevro di interessi filologici si richiede solo di sospendere l’incredulità; l’alternativa è dedicarsi all’indagine degli artifici con cui le due dimensioni – storica e mitica – vengono fatte convergere.

Stratagemmi comuni sono, ad esempio, la semplificazioni dei motivi retrostanti eventi reali e l’assimilazione di questi a schemi ripetitivi e topici (il matrimonio; il viaggio; la prova di valore; etc.); la sincronizzazione di fatti, personaggi o interi cicli leggendari che, originariamente indipendenti, vengono messi in relazione senza alcuna base effettiva che lo giustifichi; è quello che succede nel poema con le figure storiche di Teoderico, re degli Ostrogoti d’Italia, e Attila, re degli Unni, che nel ‘mondo reale’ non avrebbero mai potuto incontrarsi in quanto morto l’uno nell’anno di nascita dell’altro. È inoltre interessante osservare come gli elementi magico-fiabeschi, pure nel Nibelungenlied presenti, appaiano meno integrati nel tessuto narrativo di quanto lo siano, invece, nelle versioni nordiche della materia, attestate principalmente da tre opere (Saga dei Volsunghi, Edda poetica, Edda di Snorri) e recanti forse una facies più antica della leggenda. Ad esempio, è la tradizione nordica a riportare nei dettagli la sfida di Sigfrido/Sigurðr col drago, in seguito alla quale l’eroe ottiene il tesoro centro del racconto; e la stessa a rendere esplicita la doppia natura umana e semidivina di Brunilde/Brynhildr, che nel testo tedesco è “solo” una fanciulla bellissima e dalla forza virile, destinata a sparire con la perdita della verginità, e viene presentata nella doppia veste di principessa e valchiria dalle fonti scandinave.

La fortuna dall’Ottocento in poi

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Qualche parola, per finire, sulla fortuna di cui ha goduto in Nibelungenlied in età romantica. Nel risveglio dei nazionalismi, al poema fu assegnata una precisa valenza ideologica di rappresentante del “glorioso passato del popolo tedesco”, portatore di virtù e valori incarnati dagli “eroi nazionali” – volutamente astratti dal contesto – ai quali ci si doveva ispirare per “rivivere gli antichi fasti”. Anche il filone nordico (“volsungico”) della materia subì un’appropriazione indebita, giustificata dalle teorie mistificatorie di Johann Gottfried Herder (il quale – detto in estrema sintesi e con colpevole ma funzionale semplificazione – considerava “norreno” come equivalente di “germanico”, e l’essere i tedeschi “germanici” li autorizzava, a suo parere, a ritenere parte del proprio bagaglio culturale la tradizione letteraria e mitologica nordica e a strumentalizzarla di conseguenza), e fu caricato di significati politici e ideologici. Tra i leitmotiv di ascendenza nibelungica vi è l’abusato luogo comune della “pugnalata alle spalle”, riferimento alla morte di Sigfrido, trafitto alle spalle dalla lancia di Hagen, motivo che fu impiegato dai nazionalisti tedeschi per spiegare la sconfitta della Germania durante la Prima guerra mondiale. Non molti anni più tardi la materia nibelungica fu impiegata a scopi propagandistici anche dai nazionalsocialisti.

Alessia Angelini

Indice delle immagini usate:
* immagine in evidenza: disegno originale di Alachi Venuta per la copertina del libro
* immagine n.1: folio 1r dal manoscritto C, XIII sec.
* immagine n.2: La prima notte di nozze di Brunilde e Gunther, Johann Heinrich Füssli, 1807

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