Un’indagine sul recupero letterario

L’industria editoriale produce nuove opere ad un ritmo infinitamente maggiore della capacità dei lettori di affrontarne il contenuto. Questo forzato consumismo letterario conduce spesso ad un’affannosa ricerca della novità più estrema e genera l’ansia di mantenersi aggiornati e sapere sempre di cosa si sta parlando. La letteratura, insomma, non si sottrae al gioco delle tendenze e della viralità che governa ogni altra categoria di consumo.

Da un paio d’anni, tuttavia, sembrerebbe che una controtendenza sia riuscita a farsi strada sul mercato: la letteratura usa e getta, che misura un tempo di gloria mai superiore a qualche mese per le opere che riescono a catturare l’attenzione del pubblico, inizia  a lasciare il posto ad un approccio più ponderato alla lettura; le date di scadenza si fanno strette e stantie e la ricerca di un nuovo modo di leggere e fare editoria passa attraverso la riscoperta di autori e autrici dimenticati da riportare alla luce.

Sempre più case editrici indipendenti portano avanti la missione di dare nuova visibilità a quegli scritti che nei decenni passati sono stati sommersi da altra letteratura e non hanno trovato il loro posto nei libri di scuola, cadendo lentamente nell’oblio. Un’esigenza che trascende il mondo dell’editoria e parte dall’esperienza dei lettori, come dimostrano l’interesse della stampa e il successo di pubblico che queste opere ripescate da scaffali dimenticati stanno sperimentando.

Questo articolo si propone di indagare il rapporto tra il fenomeno del recupero letterario e il tempo in cui viviamo. Abbiamo dialogato con quattro editori indipendenti attivi nel settore – Cliquot, FVE Editori, readerforblind e Rina Edizioni – e con un progetto esterno all’ambito editoriale: Mis(s)conosciute è un podcast che si occupa di liberare scrittrici “tra parentesi”, escluse dall’editoria mainstream e prive del riconoscimento di pubblico che la loro opera meriterebbe.

Gli autori e le autrici (ri)scoperti da questi editori attraversano lo spazio e i secoli: si passa dall’Ottocento italiano con autrici come Carolina Invernizio e Matilde Serao, pubblicate da Rina Edizioni, a recuperi di opere della seconda metà del Novecento – è il caso di Dante Arfelli, riedito da readerforblind, e Brianna Carafa, tornata in libreria grazie a Cliquot. Il comune denominatore di queste linee editoriali è l’introvabilità dei manoscritti: le opere riscoperte sono sempre fuori catalogo e gli editori si sono imbattuti in loro tramite un insieme ben calibrato di casualità e ricerca: vecchie edizioni polverose pescate dalle biblioteche dell’infanzia, scoperte fortuite sulle bancarelle dell’usato, un contatto costante con lettori e appassionati e un’attenzione particolare verso le collane del passato delle case editrici più prestigiose.

“Le case editrici assomigliano a minatori che girano con un lanternino”, dice Giorgio Ghiotti, editor responsabile di FVE Editori. Il catalogo della casa editrice milanese nata nel 2021 parte proprio da tre riscoperte: “Tattilismo”, un inedito di Filippo Tommaso Marinetti, “Le solitarie”, opera di Ada Negri ripubblicata a più riprese nel corso del Novecento, e “I tips di Cordelia”, raccolta di scritti di Virginia Tedeschi Treves. Muoversi nel vasto mare della letteratura sommersa è un’impresa possibile solo se si sa cosa cercare, ma per costruire un catalogo è indispensabile anche lasciarsi stupire: quando ci si immerge in questo mondo è facile scoprire l’esistenza di nuovi scrittori e scrittrici mentre si stava in realtà cercando altro e, al contrario, bisogna essere pronti ad affrontare ritardi e complicazioni nella pubblicazione delle opere scelte. Rintracciare chi detiene i diritti di pubblicazione di un’opera uscita fuori catalogo è spesso un’impresa lunga e piena di ostacoli ed è facile che passino mesi o anni prima di riuscire finalmente a portare in libreria il manoscritto prescelto.

Ma per quale motivo gli autori vengono dimenticati? Siamo abituati a concepire i classici come opere che hanno superato il giudizio del tempo: attribuiamo al passare degli anni il potere di stabilire dov’è la qualità letteraria e quali opere meritano di sopravvivere alla loro epoca. Seguendo questa linea di pensiero, sarebbe facile concludere che i libri del passato che sono stati dimenticati non meritano di essere letti oggi: ci stupisce, dunque, trovare una indiscutibile freschezza nelle opere recuperate di autori più o meno ignoti.

L’editoria che si occupa del recupero letterario ci dimostra che la situazione è molto più complicata di così: i fattori che stabiliscono la fortuna o il declino di un’opera sono molteplici e interconnessi e ogni caso ha una sua storia unica e particolare.

Un discorso diverso merita il caso della letteratura femminile, particolarmente soggetta al fenomeno della dimenticanza: secondo i libri di scuola, le uniche scrittrici del Novecento degne di nota sarebbero Natalia Ginzburg, Elsa Morante e Grazia Deledda. Stupisce l’oblio di autrici che pure in vita conobbero un successo di pubblico e di critica: è il caso di Alba de Céspedes, le cui opere stanno tornando sugli scaffali solo di recente per Mondadori, e di Pia Rimini, autrice prolifica e acclamata in vita ma totalmente dimenticata dopo la sua tragica fine, i cui racconti sono adesso in libreria grazie alla casa editrice readerforblind in una edizione introdotta dalla prefazione di Giulia Caminito. Quando il lavoro delle autrici tocca temi scottanti come la condizione della donna e si accompagna all’attivismo politico, insomma, l’oblio sembrerebbe un prezzo da pagare per il tentativo di rivolgersi ad un’epoca che ancora non è pronta ad ascoltare.

Un altro ostacolo importante alla diffusione dei libri scritti da donne è stata la tendenza a classificarli come letteratura rosa e quindi di puro intrattenimento, non meritevole di un’attenzione critica. È emblematico il caso di Carolina Invernizio,  che introdusse per prima la figura della detective domestica in letteratura e fu definita da Gramsci un’onesta gallina della nostra letteratura popolare. Al suo “Nina – La poliziotta dilettante” restituisce dignità Rina Edizioni, giovane casa editrice romana che si occupa, con la collana Libertarie, di riportare alla luce le opere dimenticate delle scrittrici del passato per ricostruire i primi passi per un’emancipazione politica e intellettuale delle donne tra fine Ottocento e inizio Novecento. Accanto a Invernizio trovano posto autrici più note come Paola Masino e Matilde Serao, della cui produzione Rina ha selezionato opere fuori catalogo e meno note, ma ritenute ancora in grado di raccontare qualcosa al nostro presente.

Il fermento intorno alla letteratura femminile è stato il punto di partenza anche per il progetto Mis(S)conosciute, ideato da Giulia Morelli, Maria Lucia Schito e Silvia Scognamiglio, un podcast dedicato a raccontare la produzione letteraria di autrici “tra parentesi”, lasciate in disparte dalla letteratura mainstream e dalle vite spesso tragiche e appassionate. Il linguaggio scelto si presta bene a far sentire le vive voci delle autrici, per questo motivo il focus è sulle scrittrici della seconda metà del Novecento. Il progetto, nato nel 2019, parte dagli studi e dalle letture personali delle tre autrici e si configura come un tentativo di allargare un canone finora definito prevalentemente dallo sguardo maschile. Da marzo 2021, al podcast è affiancata una newsletter mensile che sfiora le vite di altre tra le innumerevoli autrici sommerse della letteratura nazionale e internazionale. Sarah Kane, Fabrizia Ramondino, Ahdaf Soueif sono solo alcune delle autrici che ritrovano la loro voce nelle puntate di Mis(s)conosciute. Le accomuna l’innovazione e la libertà nel raccontare mondi ancora parzialmente inediti, come la vita domestica e le relazioni, redimendoli dall’accusa di essere poco letterari.

L’esigenza delle giovani donne di restituire visibilità alle scrittrici sommerse dalla letteratura maschile è stata notata anche da chi lavora in editoria. Paolo Guazzo, che ha chiacchierato con noi sul lavoro di Cliquot, casa editrice romana specializzata in recupero letterario dal 2015, ha notato un’attenzione del pubblico femminile verso le scrittrici che trascende la moda del momento e rappresenta la volontà ben precisa di ampliare le possibilità di vedersi rappresentate e riconosciute. Per Cliquot il passaggio da un pubblico di puri appassionati ad una platea più generalista è partita con la riedizione del romanzo La vita involontaria di Brianna Carafa, opera che fu finalista al Premio Strega nel 1975 e la cui autrice fu dimenticata al punto da essere ignota anche ai più esperti  del settore. In quest’ottica, le case editrici che si occupano di recupero letterario costituiscono anche un importante ponte tra i lettori giovani e i temi più attuali della letteratura passata.  

Al di là della prospettiva di genere, un interessante punto comune a molti degli autori che sono stati dimenticati e poi riscoperti dall’editoria contemporanea viene individuato da Valerio Valentini, editore di readerforblind, casa editrice nata nel 2021 che dedica la collana Le Polveri al recupero letterario: in molti casi gli scrittori recuperati erano schivi, refrattari al lato mondano e sociale degli ambienti letterari, con una produzione scarna e slegata dalle logiche di mercato. Un aspetto interessante e attuale, in una scena letteraria in cui la mancanza di visibilità è ancora troppo spesso associata a mancanza di qualità. In questo contesto si colloca Dante Arfelli, il cui capolavoro “I superflui” ha inaugurato il catalogo di readerforblind: edito per la prima volta nel 1949 da Rizzoli, best seller negli Stati Uniti, ripubblicato negli Anni Novanta da Marsilio, il romanzo sta raccogliendo oggi un nuovo successo di pubblico. Arfelli, racconta Valentini, si inserisce perfettamente in questo contesto di autori poco mondani e poco produttivi: rifiutò sempre di trasferirsi a Roma e vivere gli ambienti letterari più popolari, scelse di restare in paese e vivere una vita ritirata, dedicata ad occupazioni private.

Una parola chiave che percorre queste opere è sperimentazione: come sottolinea Paolo Guazzo, gli autori e le autrici del passato che continuano a comunicare qualcosa di importante ai lettori contemporanei ci riescono grazie ad una modernità della lingua e un’originalità dei contenuti che precorre i tempi di composizione e parla ad una platea universale. Tale cifra innovativa ha trovato nel pubblico contemporaneo la possibilità di essere – nuovamente o per la prima volta – apprezzata e compresa. Ne sono esempi autrici come Annie Vivanti, la cui raccolta di racconti “Gioia!”, originariamente edita nel 1921, è stata riproposta da FVE Editori a cento anni dalla prima pubblicazione: la freschezza dello stile, la leggerezza e l’inventiva nella struttura narrativa rendono il testo pienamente godibile per i lettori contemporanei, come se fosse stato appena composto.

Alcune delle case editrici citate in questo articolo sono nate durante il periodo del lockdown: ne è un esempio readerforblind che, come racconta Valerio Valentini, sviluppa il progetto della collana Le Polveri nel 2020, a partire da una serie di dirette Facebook sul tema del recupero letterario in cui veniva divulgata l’opera di alcuni scrittori dimenticati del Novecento. Il tempo forzatamente libero in cui abbiamo nuotato per mesi si è trasformato in questi casi in un’opportunità di fermare il flusso dei giorni e affondare nell’editoria del passato, affiancando quindi alla frenesia delle nuove proposte un’attenzione al recupero e alla valorizzazione di ciò che già ha una storia.

Un risultato importante se, come osserva Michela Dentamaro, editrice di Rina Edizioni, solo abbracciando la complessità della scena letteraria del passato al di là della visione ridotta e stereotipata dei libri di scuola è possibile comprendere pienamente il presente. La linea editoriale di Rina, infatti, non è concentrata sulla riscoperta dell’intera produzione delle autrici, ma è costruita sul recupero di singole opere che hanno ancora qualcosa di importante da comunicare.

Quest’attenzione al valore culturale e sociale che la letteratura salvata porta sulla scena editoriale contemporanea è comune a tutte le realtà indipendenti che dedicano le loro risorse e la loro cura editoriale al recupero letterario. In questo modo la letteratura sommersa si fa strumento di interpretazione per l’oggi, lo rivela sfaccettato e multiforme, il passato smette di essere un materiale inerte e si trasforma in un gancio mobile per arrivare al futuro con uno sguardo consapevole e plurale. 

a cura di Loreta Minutilli

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