Annie Vivanti e la passione delle lontananze

Il fascino delle solitudini, Annie Vivanti
(readerforblind, 2022)

Sarebbe stato difficile attraversare la prima metà del Novecento italiano senza conoscere il nome di Annie Vivanti: poetessa e scrittrice cosmopolita e arguta, la sua penna è stata talmente popolare da garantirle straordinari picchi di vendite e da rendere necessario il conio del termine vivantismo – più o meno dispregiativo – per designare il fenomeno.

Eppure per ricordare Annie Vivanti oggi è necessario essere dei veri nerd letterari: l’autrice ha pagato con l’oblio futuro il successo  ottenuto in vita, come spesso è accaduto alle scrittrici sue contemporanee. Il recupero della sua opera è stato cominciato nel 2021 dalla casa editrice FVE con la riedizione di Gioia!, raccolta di racconti apparsa per la prima volta cento anni prima, nel 1921.

L’operazione di riscoperta prosegue con l’arrivo in libreria de Il fascino delle solitudini, una raccolta di scritti di Vivanti edita da readerforblind e impreziosita dalla prefazione di Nadia Terranova. L’opera fu edita per la prima volta nel 1918 con il titolo di Zingaresca – nome della sonata di Pablo de Sarasate che avrà un ruolo fondamentale nel racconto Storia di Vivien, e aggettivo che Vivanti usò spesso per descrivere sé stessa – e prende il suo nuovo nome da un omonimo scritto, il secondo della raccolta.

Ad uno sguardo poco attento sembrerebbe che qui di solitudini ce ne siano ben poche: la Annie narratrice, come in una comedy of manners nostrana, è costantemente assediata dagli impegni, circondata da amici e ammiratori e immersa in una routine frenetica che si snoda tra Inghilterra, Italia e America. Per la Annie scrittrice, invece,  la solitudine è sinonimo di indipendenza e coraggio e può diventare un’arma per farsi strada con sicurezza in una società pronta a giudicarla e svalutarla.

Proprio il posto preminente che la scrittrice occupa in questi scritti, tutti di carattere autobiografico, rende Il fascino delle solitudini un ottimo primo approccio  all’opera di Vivanti, già a cominciare dall’incipit. «Io sono nata colla passione delle lontananze», recita infatti la prima riga di Preludietto boemo, e non c’è presentazione migliore per introdurre una scrittrice che Nadia Terranova definisce «la più cosmopolita della nostra letteratura». Figlia del patriota mantovano Anselmo Vivanti e della scrittrice tedesca Anna Lindau, Annie nasce nel 1866 a Londra, dove la famiglia ha trovato rifugio politico dopo i moti di Mantova del 1851. La sua formazione si svolgerà poi tra Inghilterra, Svizzera e Stati Uniti.

Il rapporto di Vivanti con il patriottismo italiano emerge nel racconto Impegni, in cui la scrittrice-narratrice enumera le moltissime incombenze sociali che si affanna ad adempiere durante la giornata-tipo di una season londinese. Le spassose descrizioni di mostre, concerti e pranzi nuziali che si svolgono nella semioscurità sono tuttavia un pretesto per arrivare al culmine della giornata, il ricevimento della Società dei Veterani a cui Annie partecipa per rappresentare suo padre. La futilità delle occupazioni mondane si scontra subito con l’atmosfera cupa e desolata della Società, dove uomini ormai anziani dimenticati dalla patria per cui hanno combattuto e costretti a vivere in miseria trovano il loro unico conforto nel ricordo del passato. Il racconto, che apparve originariamente sul Corriere della Sera, ebbe l’immediato effetto di far pagare ai veterani tre anni di pensioni arretrate dal Governo italiano.

È un esempio efficace di quanto a fondo è capace di scavare la prosa brillante di Vivanti: la scrittrice usa la leggerezza come uno scudo per affrontare le questioni più delicate in maniera schietta e precisa, con un tono mai superficiale e profondamente consapevole.

L’esordio che l’ha consacrata al mondo della letteratura è la raccolta poetica Lirica, apparsa nel 1890 per l’editore Treves con la prefazione di Giosuè Carducci. Al Premio Nobel italiano, cui la legò un rapporto profondo che si protrasse fino alla morte di lui, Vivanti dedica un ritratto delicato e appassionato nel racconto conclusivo della raccolta. I detrattori di Vivanti attribuiscono il successo delle sue poesie unicamente al contributo di Carducci e ne imputano l’interesse più alla giovinezza e alla freschezza dell’allora ventitreenne Annie che al suo valore letterario, ma la scrittrice plana candidamente su queste insinuazioni descrivendo il momento in cui si accorge dell’effetto che la sua poesia ha sul poeta:

Con un tuffo di gioia nel cuore compresi che Carducci pensava ai miei versi, e che per loro aveva dimenticato me. (p.192)

Due anni dopo l’esordio poetico Vivanti sposa l’irlandese John Chartres e ha un figlia, Vivien, che mostra uno straordinario talento musicale e presto comincia a suonare in tutto il mondo, accompagnata dalle più grandi orchestre del tempo. L’impatto sulla vita dell’autrice di questa figlia-prodigio viene approfondito nel racconto La storia di Vivien. Il dilemma interiore dell’Annie narratrice, trascinata insieme alla sua bambina in un inadeguato vortice di celebrità da cui tuttavia è impossibile sottrarsi, è raccontato con una consapevolezza moderna e lucida: il conflitto è tutto riservato a lei, la madre, mentre Vivien può limitarsi a vivere.

Ella non sa nulla, nulla dei pericoli e dei dolori dell’Arte. Nella sua candida e lieta vita infantile, il violino non è che una gioia in più.

E siano per me le ansie, per me le veglie e i batticuori. (p. 102)

Questo tema autobiografico è anche al centro del lavoro più famoso di Vivanti, il romanzo I divoratori: una saga al femminile in cui le figlie sembrano destinate a divorare chi le ha generate. La prefazione al romanzo, contenuta ne Il fascino delle solitudini, permette di accedere al processo creativo dell’autrice e di affrontare la questione linguistica dell’opera di Vivanti. Dopo Lirica, tutta la produzione della scrittrice è in lingua inglese, e in questa lingua viene redatta anche la prima stesura del romanzo, edito nel 1910 con il titolo The Devourers.

Quando scrissi il mio primo romanzo in inglese, e me lo vidi dinnanzi, lungo e corretto sotto al suo titolo The Devourers, mi dissi: “Ma io ho sbagliato! Questo è un libro italiano!” (p.179)

E così Vivanti, traduttrice della sua stessa opera, «conduce il libro in patria» e lo rende disponibile per i suoi conterranei.

Nella raccolta echeggiano anche altre opere di Annie Vivanti – il racconto La visita a un penitenziario, ad esempio, è incentrato sulla figura all’epoca fortemente mediatica della contessa russa Maria Tarnowska, incarcerata per aver contribuito all’omicidio di un suo amante. La vicenda di Tarnowska era stata di ispirazione alla scrittrice per il romanzo Circe, edito nel 1912.

Più di ogni altro tema, tuttavia, dagli scritti raccolti ne Il fascino delle solitudini emerge la profonda consapevolezza che Vivanti ha del tempo in cui vive e la straordinaria capacità di interpretarlo senza cedere alle sue regole, mantenendo intatta la freschezza e l’indipendenza della sua penna. Il sense of humour per cui l’autrice è famosa assume dunque un preciso significato stilistico: leggendo questi scritti si ride di gusto, e la capacità dell’autrice di governare il nostro umore di lettori le conferisce potere e autorevolezza. Col sorriso sulle labbra, crederemo a tutto quello che scrive come ci fideremmo di un’intima amica.

L’attività letteraria di Annie Vivanti proseguì fino al 1942, anno della sua morte. Ridimensionata dalla critica pur nel tentativo di celebrarla – la prefazione di Nadia Terranova indaga la disistima che traspare dalle note critiche di Benedetto Croce e Giuseppe Antonio Borgese alle sue opere – l’opera di Vivanti è stata relegata negli anni a prodotto per donne di ceto medio, poco istruite, certamente non esperte di alta letteratura.

La ripubblicazione degli scritti di Vivanti è dunque un’operazione fondamentale non solo per ridare lustro ad una delle scrittrici più straordinarie del Novecento italiano, ma anche per restituire dignità al pubblico delle donne, il cui ruolo è stato svilito dalla critica patriarcale, e che pure fu il principale fruitore di una preziosa fetta della nostra letteratura.

Loreta Minutilli

Per approfondire il profilo di Annie Vivanti consigliamo gli articoli a lei dedicati su Fillide e Cattedrale.

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