“Occhi blu capelli neri”, il capolavoro troppo poco noto di Marguerite Duras

Occhi blu, capelli neri – Marguerite Duras
(Feltrinelli)

9788807886423_quartaIl grande pubblico italiano non sempre la conosce e, nei casi in cui invece con Marguerite Duras abbia una certa familiarità, la associa prevalentemente a L’amante e a L’amante della Cina del nord. La vincitrice del Prix Goncourt 1984, però, è autrice di numerose altre opere, fra le quali spicca Occhi blu capelli neri, edito in Italia da Feltrinelli nel 1989 con una traduzione curata da Laura Frausin Guarino.

Si tratta senza dubbio di un romanzo sperimentale, come sempre lo sono i manoscritti della Duras e forse addirittura una spanna in più rispetto al solito. Una vicenda in cui fin dall’inizio il lettore è consapevole del fatto che non può aspettarsi una trama in senso tradizionale, ben delineata e volta a srotolare un intreccio narrativo prevedibile. “Continuate a leggere e, all’improvviso, è la storia che avete attraversato, con le sue risa, la sua agonia, i suoi deserti“, suggerisce l’autrice nella prefazione all’opera, non a caso.

Per presentarla proprio con le sue parole, “è la storia di un amore, il più grande e terrificante che a me sia stato concesso di scrivere. Lo so. Lo si sa per sé soli. Si tratta di un amore che non ha nome nei romanzi e non ha nome neppure per quelli che lo vivono. Di un sentimento che in qualche modo non sembra avere ancora vocabolario, costumi, riti. Si tratta di un amore perduto. Perduto, da perdizione”

Al centro di un palcoscenico immaginario ci sono due soli personaggi, una stanza con una luce gialla al centro e delle lenzuola bianche per terra. Contro il muro, un letto. Fuori dalla stanza il mondo, con i suoi hotel e con gli incontri fra la gente, con i suoi stridori e come il mare, unica presenza palpabile oltre ai pochi metri quadri in cui si muovono i due protagonisti – Lui e Lei, entrambi senza un nome, entrambi con un corpo.

kushner-marguerite-durasA legarli è l’amore, ma in una maniera assolutamente atipica. Tutti e due si sono infatti innamorati di un terzo uomo, occhi blu capelli neri. Lo hanno conosciuto e poi l’hanno perduto, e allora Lui ha chiesto a lei di trattenersi insieme in quella stanza, durante la notte. Lui la pagherà e non dovranno per forza toccarsi, parlarsi o guardarsi. Dormiranno insieme, parleranno, o non diranno nulla. Piangeranno, quando ne sentiranno il bisogno. E Lei accetta.

La sceneggiatura impeccabile creata dalla scrittrice viene così scandita da numerosi spazi bianchi fra i paragrafi e da gesti semplici e a volte quasi rituali, che non sempre riempiono il tempo e che non si sforzano di dargli un senso: lo percorrono e basta, con domande senza risposta da ripetere all’infinito e dolori impossibili da spiegarsi reciprocamente. Soffrono, Lui e Lei. Soffrono d’amore e con l’amore cercano di curarsi, non sapendo tuttavia come prenderlo, come usarlo, come farsene possedere.

Punto di svolta si rivela essere il momento in cui Lei si rende conto di amare un terzo uomo, una persona che incontra al di fuori della stanza e che nella stanza con i loro pensieri non entra mai. Solo in un’occasione Lei racconta a Lui dell’altro e assiste alle conseguenze di questa scelta con lentezza e attenzione. Il loro percorso non è dunque un cammino rettilineo, bensì una spirale vorticosa. La loro intimità ora li strazia e ora li risolleva, le loro parole sono di tanto in tanto un toccasana, mentre in altri casi rendono più acuto la sensazione di incomunicabilità e di solitudine che li accomuna e li avvinghia a sé, nonostante siano entrambi legati ad altri.

Una breve e complessa tragedia umana, quindi, ambientata all’interno di una bolla in cui è difficile perfino riconoscere sé stessi e nella quale a spiccare è specialmente la lingua di Marguerite Duras, priva di orpelli e di descrizioni superflue. L’atmosfera è spesso soffocante, gonfia di desideri inespressi e di speranze che non hanno modo di germogliare, ma se si entra in empatia con gli stati d’animo dei personaggi non si riesce a staccarsene fino alla fine.

marguerite2bdurasUn’esperienza di lettura fuori dalle righe, che rinconferma la sua autrice come una delle voci più originali del panorama francese del secolo scorso, con una personalità forte e carica di nostalgie a un tempo, piacevole e tremenda nelle ambientazioni, pungente e autentica nei drammi che approfondisce. Da degustare con calma, con pazienza e con fiducia.

(Eva Luna Mascolino)

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