Una sorella: una silenziosa esplosione di sentimenti

Una sorella, Bastien Vivès
(Bao Publishing, 2018 – Trad. Michele Foschini)

unasorellaL’oceano Atlantico allaga e riesuma, in maniera periodica e costante, le piane tidali del golfo di Morbihan, dove Antoine trascorre ogni anno due mesi delle proprie vacanze estive con la sua famiglia sull’isola di Île-aux-Moines, lontano dalla sua Parigi. Con la stessa costanza della marea, il ragazzo spende le solite ore della solita villeggiatura nel solito posto disegnando (Pokémon, persone, paesaggi), andando al mare e pescando granchi con il fratello minore, Titi.

Questo ritmo viene però rotto: una sera, rientrando in camera, Antoine si accorge che il letto degli ospiti non è più vuoto – come al solito –, ma è occupato da una ragazza (una comparsa che inizialmente ha un sapore quasi immateriale). Si chiama Helene ed è stata invitata per una settimana a casa dei parigini insieme alla madre, un’amica di famiglia che ha appena avuto un aborto spontaneo. Le due famiglie sono infatti legate dalla stessa perdita, sofferta anche dalla mamma di Antoine e Titi prima della nascita del figlio maggiore.

Così, questo destino comune (e fulcro delle prime pagine) funge da trait-d’union tra il tredicenne Antoine e la sedicenne Helene; quest’ultima diviene per il ragazzo la sorella maggiore che non ha mai avuto (e viceversa), ma è anche fonte di una attrazione che lo scuote nel profondo. Antoine si ritrova sullo spartiacque tra due mondi diversi: da una parte Titi, la fanciullezza che si intrattiene pescando granchi e disegnando Pokémon, dall’altra, Helene, l’adolescenza che invece si presenta con le sue maschere, paure e contraddizioni sociali, ma che si svelerà appieno nella ricerca e scoperta del piacere, in una sessualità che è fonte dell’energia dell’intera storia, e che si esplica con un erotismo mai nascosto (e, tuttavia, mai assillante), raccontato con spontaneità e semplicità.

Questa semplicità del racconto si intreccia in maniera minuziosa con i disegni di Vivès – a conferma del suo talento come autore completo –, che compone le tavole di questo fumetto in pochi tratti essenziali ma estremamente efficaci: le figure sono asciutte e raffigurate con linee morbide, dinamiche, capaci di trasmettere una vasta gamma di sentimenti e dettagli, specie laddove questi sembrerebbero mancare; i volti possono anche non avere gli occhi, il naso, o altre parti anatomiche, ma risultano sempre pienamente comunicativi. Il bianco e nero viene poi ammorbidito da una tenue scala di grigi, che modella i volumi e conferisce alla storia la luminosità e la leggerezza che necessita.

Ciò che poi colpisce, e fluidifica la lettura, è la gestione del tempo e delle tavole, scandite da un ritmo posato, con una composizione di radi balloon (che racchiudono conversazioni concise), incastonati in significativi silenzi, cui fa eco lo stile “sottile” dell’autore: un silenzio grafico, fatto di pause rilassanti che permettono una maggiore immersione sensoriale (in primis visiva, ma anche, se vogliamo, “uditiva”, tanto minute e fugaci sono le onomatopee – le poche volte che queste sono presenti).

Una sorella racconta quindi il passaggio dall’infanzia all’adolescenza mediante una piccola – e classica – avventura d’amore, in cui l’autore mostra tutta la sua padronanza del mezzo scavando (a basse profondità) nei sentimenti di due giovani travolti dal turbinio della sessualità e costruendo una storia accattivante, le cui debolezze (che pure emergono, anche in relazione alla sopracitata semplicità, ma che rientrano molto probabilmente nel “regno dei gusti personali”) vengono, a conti fatti, sconfitte da una narrazione molto efficace che regala una piacevole lettura.

Francesco Biagioli

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