Quattro ragazzini entrano in una banca…

Quattro ragazzini entrano in una banca, Matthew Rosenberg e Tyler Boss
(Panini Comics, 2019)

M4KID001ISBN_0Paige, Berger, Stretch e Walter sono quattro ragazzini, e sono amici pur avendo caratteri radicalmente diversi: Paige è una leader nata, carismatica e tenace; Berger è un caciarone, non sta mai zitto e combina un sacco di guai; Stretch è quieto, riflessivo; Walter è introverso e appassionato di scienze (in particolar modo, di chimica). Sono un classico gruppetto affiatato, che passa le giornate alla maniera tipica dei ragazzini degli anni ’80: giocano di ruolo oppure ai cabinati, vanno a mangiare pizza, studiano (chi più, chi meno), tengono testa ai bulli della scuola e poi decidono di svaligiare una banca. 

La causa scatenante di questa strana scelta è la seguente: il padre di Paige (l’unico genitore che le è rimasto) non ha la fedina penale pulita e viene contattato da vecchi complici con i quali ha tuttora un debito. Questi avanzi di galera lo vogliono un’altra volta al loro fianco per rapinare una banca. La figlia – aiutata dai suoi amici pure se con qualche ragionevole esitazione – intende invece salvare il padre giocando di anticipo, derubando il caveau prima che lo facciano i ladri professionisti. Tra la banda di ragazzini “criminali in erba” e la banda di criminali veri e propri si crea così uno scontro d’attrito che evolve durante l’intero svolgimento: il focus principale dell’opera è proprio la pianificazione del colpo grosso da parte del quartetto di adolescenti.

Entriamo così in contatto con il gruppo, ne impariamo gli equilibri, gli elementi di forza e quelli di debolezza, ma soprattutto ci rendiamo conto della complessa amicizia che li lega gli uni agli altri – un’amicizia non banale, che viene messa in discussione e rischia alle volte di crollare. Conosciamo anche uno per uno i vari membri e ci accorgiamo del lavoro svolto dagli autori per dare ai ragazzini un’identità effettiva al di fuori dei cliché. Sia dal punto di vista caratteriale, che visivo, i quattro amici sono subito riconoscibili e impressi nella mente.

I disegni danno infatti corpo alle pagine, conferendo una grinta incisiva: i bordi sono marcati e spessi, le linee sono poche e spezzate, senza troppi dettagli. In costante miglioramento dall’inizio alla fine, lo stile di Tyler Boss è contemporaneamente tagliente e morbido e si sposa perfettamente con la sceneggiatura e il linguaggio creato: l’intesa tra i due autori è solida e continuamente vengono proposte nuove soluzioni narrative e visive che rendono uniche le tavole.

Rosenberg mostra una grande abilità nel saper giocare con vignette, didascalie e onomatopee. Splash page si alternano a pagine scomposte in piccole vignette, e le tavole sono costellate di dettagli che conferiscono una profondità significativa ai personaggi e al racconto. Inoltre, è estremamente pregiato l’utilizzo della closure, quindi il gioco di collegamenti tra le singole vignette che individua il modo in cui scopriamo la storia: in molti casi, infatti, gli eventi non vengono mostrati direttamente, ma vi si allude soltanto, magari per analogia.

La storia viene raccontata con uno stile comico sprezzante, che però non cela la forte malinconia di sottofondo: durante la lettura si percepisce un saliscendi di emozioni, con risate alternate a momenti di silenzio in cui restiamo attoniti per la piega che prendono gli eventi. Un’altra nota di merito sono i dialoghi, spontanei e irriverenti, capaci di dare energia alla vicenda conferendo un ritmo serrato che conduce il lettore fino al climax finale, l’apice di tutto quanto era stato mostrato fino ad allora.

In conclusione, Quattro ragazzini entrano in una banca è un fumetto veramente valido, una commedia nera sagace e spassosa, con vette drammatiche di livello. Gli autori raccontano un microcosmo costantemente in bilico tra gioco e realtà, con un mondo concreto che irrompe brutalmente a spazzare via gli ultimi fuochi dell’infanzia. Se sulla carta parrebbe una storia qualsiasi prodotta in un momento di revival anni ’80, a conti fatti non è così, perché Rosenberg e Boss riescono a creare un mondo complesso (quasi tridimensionale), sfruttando il mezzo del fumetto fino in fondo e producendo un’opera unica che spicca nel panorama moderno delle nuvole parlanti.

Francesco Biagioli

 

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