Un tuffo nel soprannaturale di Cortázar: Bestiario

Bestiario, Julio Cortázar
(Einaudi, 2014 – Trad. F. Nicoletti Rossini, V. Martinetto)

cortazar2«Chi non legge Cortázar è spacciato. Non leggerlo è una malattia molto seria e invisibile, che col tempo può avere conseguenze terribili». (P. Neruda)

Julio Cortázar (1914-1984) è stato un autore argentino, innamorato della letteratura europea. È rivelatore scoprire che fra i suoi scrittori preferiti ci siano state personalità del calibro di Edgar Allan Poe, Arthur Rimbaud, Henry James, Franz Kafka. Pur essendosi dedicato anche ad altri generi di scrittura, fu particolarmente versato nel racconto fantastico, ed è a questa categoria che sono riconducibili gli otto scritti riuniti nella raccolta “Bestiario”. L’edizione Einaudi contiene anche due saggi d’autore – “Alcuni aspetti del racconto” e “Del racconto breve e dintorni” – illuminanti circa la metodologia seguita nel processo scrittorio. Consideriamola più da vicino.

“Ho cominciato allora a scrivere quel racconto senza conoscerne la fine, come al solito. […]”
(dalle note a Circe)

Cortázar non era il tipo di scrittore che programma accuratamente le trame prima di iniziare il processo creativo, insomma. Anche dai saggi si evince la sua concezione del racconto breve come un qualcosa di teso e intenso, capace di rapire il lettore e tenerlo sulle spine ancorandolo al proprio mondo via dalla realtà. A ciò si aggiunge il fatto che l’argentino traeva spesso spunto da ricordi d’infanzia, sensazioni, aneddoti curiosi, bizzarrie: e dal singolo dettaglio anomalo scaturiscono pagine inquiete e allucinate, eppure a tratti splendidamente ordinarie, e addirittura quotidiane. La trama, va da sé, da sola non basta: lo stile deve fare la sua parte, e l’obiettivo è un sequestro di persona: il sequestro del lettore per tutto il tempo necessario allo svolgimento della narrazione.

L’autore sfrutta abilmente la lezione dei suoi maestri letterari e la personalizza, in un modo tale, tuttavia, da permettere al “lettore ideale” di cogliere in cosa si manifesta l’eredità di ciascuno. E così ritroviamo l’inquietudine di Poe, le reticenze esasperate di James, le anomalie isolate di Kafka. La voce di Cortázar ha un timbro inconfondibile, letterario e onirico, tale da spingere a dare un certo credito al parere di Neruda di cui sopra.

Bestiario consente di godere appieno di un saggio delle capacità dell’autore. Si tratta di una raccolta insolita: prima di leggere le note e i saggi apposti in appendice, ci si ritrova spesso a chiedersi dove l’argentino voglia andare a parare; a meno che non si riesca fin da subito a godere del racconto senza farsi altre domande, senza opporre resistenza intellettuale al tentativo di cattura che esso attua (e, non di rado, porta a compimento). Ma perché i racconti di Cortázar sono fantastici? Come si manifesta il soprannaturale di Cortázar? È presto detto: il più delle volte, attraverso elementi insoliti, irreali o surreali, che s’insinuano silenziosamente o in modo chiassoso nella più quotidiana delle realtà sudamericane (e, in alcuni casi, europee).

Così, può capitare che in casa gironzoli indisturbata una tigre, come in Bestiario (che dà nome alla raccolta). O che una dimora venga a poco a poco sottratta ai legittimi proprietari da strane entità che non vediamo mai (Casa occupata). O che qualcuno vomiti animali vivi e perfettamente sani.

“Proprio fra il primo e il secondo piano ho sentito che stavo per vomitare un coniglietto. Non gliene avevo mai detto niente, non per slealtà creda, solo che uno non si mette a spiegare alla gente che di tanto in tanto vomita un coniglietto. Poiché mi è sempre capitato mentre ero solo, tenevo la cosa per me, come ci si tengono per sé le prove di tante cose che accadono (o facciamo accadere) nell’assoluta intimità. Non mi rimproveri per questo, Andrée, non mi rimproveri. Di tanto in tanto mi capita di vomitare un coniglietto. Non è una buona ragione per non vivere in una qualsiasi casa, non è una buona ragione perché uno debba vergognarsi e restare isolato e continuare a tacere.”
(da Lettera a una signorina di Parigi).

La particolarità degli elementi soprannaturali in Cortázar sta nel fatto che la maggior parte di loro non vengono avvertiti come tali. A volte ci si stupisce di più per eventi normali che per quelli surreali. Talvolta si può dare una lettura allegorico-metaforica di questi ultimi – ad esempio, in chiave patologizzante, ma in diversi casi è difficile, e forzato. Le bestie di Cortázar nascono, prendono forma nel suo inconscio, e per quanto le note disvelino spesso appunti interessanti, il più resta oscuro, come esperienza di cui godere o da interpretare.

I racconti, in ordine, sono: Casa occupata, Lettera a una signorina di Parigi, Lontana, Omnibus, Cefalea, Circe, Le porte del cielo, Bestiario.

“Da un racconto simile si esce come da un atto amoroso, esausti e fuori dal mondo circostante, cui si fa ritorno a poco a poco con uno sguardo di sorpresa, di lento riconoscimento, molte volte di sollievo, e tante altre di rassegnazione”.
(da Del racconto breve e dintorni)

Alessia Angelini

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