Negli archivi del Nobel alla Letteratura: tutti gli italiani candidati.

E se vi dicessero che Riccardo Bacchelli o Guglielmo Ferrero avrebbero potuto vincere il Nobel per la letteratura? E che Angelo de Gubernatis ha ricevuto 14 candidature? E che Licio Gelli ne ha avute più di Svevo e di D’Annunzio?

Ciò che si trova spulciando gli archivi del Nobel per la letteratura è davvero curioso e interessante, soprattutto per quel che riguarda gli italiani che sono stati candidati. Si scopre che sono ben 35 gli italiani proposti tra il 1901 e il 1971 (gli anni sin qui desegretati, ne devono passare cinquanta). Ad affiancare i nomi più noti, molti altri inaspettati o ormai dimenticati: filosofi, storici, scrittori dialettali, orientalisti oltre a romanzieri e poeti. Di quattro non si riesce a scoprire niente.
Ma procediamo con ordine.

I VINCITORI: PREMESSE E CURIOSITÀ

Il primo a vincere il Nobel nel 1906 fu Giosuè Carducci. Dagli atti emerge che la sua prima candidatura al Premio (9 in totale) risale al 1902, quando a proporlo furono Vittorio Puntoni e Antonio Fogazzaro. Puntoni, accademico e noto politico dell’epoca, era rettore dello stesso Carducci, che in quegli anni insegnava all’Università di Bologna; Fogazzaro era stato candidato al Nobel già l’anno precedente (7 in totale le sue candidature) e si può dire che il primo Nobel italiano se lo contesero proprio Fogazzaro e Carducci.

Il 1926 fu l’anno di Grazia Deledda. Il suo nome apparse tra i candidati già nel 1913, sostenuto nel tempo soprattutto da intellettuali e accademici svedesi. In tutto 18 le candidature di quella che a oggi rimane l’unica scrittrice italiana a essere stata premiata.

Interessante è ciò che accadde a Pirandello, che vinse il Premio nel 1934. Qualcuno si aspetterebbe tante candidature per molti anni di seguito, invece Pirandello fu candidato per la prima e unica volta nell’anno della sua vittoria (tardi se si pensa che all’epoca aveva già 67 anni, al tramonto della sua carriera, ed era ben famoso da tempo). A proporre il suo nome fu Guglielmo Marconi.
Pirandello, è curioso notare, non ha pronunciato un discorso per il conferimento del Nobel. Secondo Andrea Camilleri, “Preferì tacere perché parlando avrebbe dovuto fare riferimento al fascismo, a Mussolini. Tacque per prenderne le distanze”.[1]
Altra curiosità su Pirandello: la sua medaglia del Nobel non esiste più; fu donata nel 1935 per la campagna dell’Oro alla Patria e fusa insieme a fedi nuziali e altri omaggi “richiesti” dallo Stato.

Per il quarto nome si dovettero attendere 25 anni: nel 1959 fu premiato Salvatore Quasimodo, su candidatura di Carlo Bo. La sua vittoria fece scalpore: da anni infatti veniva ripetutamente proposto il nome di Giuseppe Ungaretti (16 candidature fino al ’71), che godeva di una fama straordinaria e sicuramente superiore a quella del collega. Era infatti Ungaretti il quarto Nobel che il nostro paese attendeva, cantore dei drammi della Grande Guerra e degli anni più tristi della storia italiana.
In una lettera all’amico Jean Lescure in cui commentava la notizia, Ungaretti definì Quasimodo «pagliaccio, pappagallo e fascista».[2] Qualcuno ha dichiarato che arrivò a dire: «Hai compreso la serietà del Nobel? La merda che è in realtà il Nobel?».

Qualcosa di simile accadde anche nel 1997 quando vinse a sorpresa Dario Fo, mentre l’Accademia dei Lincei da anni proponeva il nome di Mario Luzi. Era Luzi il favorito tra gli italiani, e se proprio non lui, ci si aspettava perlomeno Giuseppe Bonaviri, Alberto Bevilacqua o Attilio Bertolucci.
Il Corriere della Sera aprì in questo modo: «L’universo della cultura è strabiliato per la scelta di Dario Fo, Nobel 1997. Scrittori e critici sono in subbuglio e divisi nei giudizi».[3] Carmelo Bene dichiarò: «è assurdo, è come fare la pipì fuori dal vaso. Se lo avessero dato a me sarebbe stato più pertinente». Secondo Giorgio Montefoschi «sarebbe stato meglio dare il Nobel a Moira Orfei». Anche la politica prese parte al dibattito, Fini commentò: «Una vergogna». Candidamente, invece, dirà Rita Levi Montalcini, già vincitrice del Nobel: «Chi è costui? Non lo conosco».
E Luzi? Anche lui, come Ungaretti, non la prese bene. Intervistato, disse di Fo: «Beato lui, io sono stufo».

Come detto, gli archivi sono stati desegretati fino al 1971, per cui non possiamo sapere di più su come sia andata nel ‘97. Lo stesso vale per il 1975, quando vinse Montale. Di certo, non ci furono le stesse polemiche che ci sarebbero state per Fo. Al momento sappiamo soltanto che Montale, fino al 1971, raccolse 17 candidature.

QUELLI CHE CI ANDARONO VICINO

Record di 21 candidature per Alberto Moravia (almeno fino al 1971, e non sappiamo oltre). Eppure, stando a quel che riferisce il professor Enrico Tiozzo dell’Università di Goteborg, ogni volta che a Stoccolma giungeva il suo nome, l’Accademia di Svezia lo scartava, scandalizzata dalla componente erotica dei suoi libri, con dichiarazioni come: «Moravia è un voyeur», «non ha mai avuto niente da professare e non è mai stato in grado di aprire un dibattito sulla condizione umana. Non ha il polso dei grandi scrittori».[4]

Ben 18 candidature (tra il 1923 e il 1933) ottenne lo storico Guglielmo Ferrero per la sua opera Grandezza e decadenza di Roma. A caldeggiare il suo nome furono intellettuali illustri, tra i quali il filosofo Gaetano Salvemini e uno dei padri della scienza politica, Gaetano Mosca. (Per due volte Ferrero fu candidato anche al Nobel per la Pace.)
Sono 16 invece le candidature del ben più noto Benedetto Croce (tra il ’29 e il ’52), riconosciuto tra i più illustri intellettuali del Novecento italiano. Probabilmente una sua vittoria non avrebbe fatto torto a nessuno.

Chi probabilmente non si conoscerà è l’orientalista Angelo de Gubernatis, che tra il 1906 e il 1909 totalizzò ben 14 candidature. Si pensi che nel 1907 il suo fu il nome più caldeggiato: ben cinque candidature. Kipling, vincitore quell’anno, ne ebbe una sola. Purtroppo per de Gubernatis, la sfida italiana era già avvenuta, conclusa proprio l’anno precedente con la vittoria di Carducci su Fogazzaro.

Arriviamo poi al bolognese Riccardo Bacchelli, scrittore di romanzi storici molti noti e apprezzati nel ‘900 (il monumentale Il mulino del Po su tutti), ma oggi piuttosto estromesso dai canoni. Quel che colpisce del suo caso non sono tanto le sue 12 candidature (tra il ’48 e il ’71), ma chi fu a ritenere Bacchelli degno del Nobel: nel 1949 a fare il suo nome fu T. S. Eliot, celebre poeta statunitense e vincitore del Nobel proprio l’anno precedente.

Molto quotato è stato anche Ignazio Silone, l’autore dell’indimenticabile Fontamara. Il suo nome giunse a Stoccolma 11 volte, tra il ’46 e il ’69. È interessante notare che le sue candidature provengono soprattutto dal Nord Europa.

ALTRI AUTORI NOTI

Matilde Serao fu candidata sei volte, dal ’22 al ’25; tre volte il critico francese Paul Renucci fece il nome di Vasco Pratolini (tra il ’56 e il ’63); nel 1908, da Francesco d’Ovidio (di cui parleremo tra poco) e dal poeta Arturo Graf fu candidato Edmondo de Amicis; due candidature anche per Carlo Levi (1957 e 1966) da parte di Mario Praz e Maria Bellonci.
Completano questa lista Giovanni Papini (1955), Elio Vittorini (1958) e Carlo Emilio Gadda (1966), proposti una sola volta.
(Piccola parentesi su Papini: schierato apertamente col Fascismo, fu dal governo italiano candidato nel ’24 e nel ’26 anche al Nobel per la Pace.)

LA CARICA DEGLI SCONOSCIUTI

Forse il più noto dei non noti è Roberto Bracco, tra i più influenti drammaturghi del ‘900, e oggi perlopiù dimenticato. Lavorò con artiste del calibro di Eleonora Duse e il suo teatro, che calcava la lunga tradizione napoletana con influssi di Ibsen e Freud, fu capace di tener testa al contemporaneo teatro pirandelliano. Fervente antifascista, passò gli ultimi anni nella malattia e nella povertà. L’attrice Irma Gramatica riuscì a ottenere per lui un sussidio in quanto uomo d’ingegno e di merito, firmato da Mussolini stesso. Fedele alla sua persona, Bracco lo rifiutò. Ottenne 6 candidature dal 1922 al 1925.

A proposito di fascismo, è curiosa la vicenda della candidatura nel 1927 di Cesare Pascarella, poeta in romanesco. A candidarlo furono il teorico del fascismo Giovanni Gentile e altri due esponenti del Partito, Paolo Boselli e Pompeo Molmenti. Il voto di questi letterati politicamente schierati è molto interessante, perché rappresenta una chiara strategia politica: in quegli anni, il Fascismo puntava molto sulla scoperta e la valorizzazione del dialetto.

Ben 8 candidature (fino al ’69) ebbe il filosofo e teologo Pietro Ubaldi, sempre da parte di accademici brasiliani; un altro filosofo candidato fu Francesco Orestano, nel 1932.
Tra i critici letterari figurano il già citato dantista Francesco d’Ovidio (per tre volte, 1909-1912), ed Emilio Cecchi (1963).
Si aggiungono: la poetessa Ada Negri (4 candidature, ’26-’27) e il poeta Francesco Chiesa (nel ’56 dall’Università di Friburgo); la romanziera Dora Melagri (1914 e 1923) e lo scrittore Salvatore Farina (dal ’12 al ‘14), noto come il “Dickens italiano” per i suoi romanzi sentimentali sulla vita nel Regno di Sardegna e poi d’Italia, che gli concessero fama internazionale.

I NON ALTRIMENTI NOTI

Quattro sono i nomi di cui su internet e nelle enciclopedie non si trova informazione, se non davvero esigua e parziale.
Giovanni Schembari, che nel 1925 fu candidato dall’economista Achille Loria: nella motivazione si faceva riferimento a una sua opera, La scienza orientale. Ricercando il titolo di quest’opera o il nome del suo autore, veniamo rimandati su siti come Ebay o Amazon che hanno in vendita vecchie edizioni degli anni ‘20-’40 di questo libro. Niente di più.

Solto stralci di informazioni abbiamo su tale Giulia Scappino Mureno, candidata due volte a inizi anni ’60 dal critico letterario Alfredo Galletti. Gli unici risultati trovati sono però a nome di Giulia Scappino Murena, con la a e non con la o come appare negli archivi: si scopre così che è stata una poetessa di opere religiose.

Di chi difficilmente si trovano informazioni è Alfonso Strafile, che dagli atti risulta essere stato candidato nel 1940 (anno in cui non fu assegnato il Premio) da Domenico Vittorini (University of Pennsylvania). Di Strafile nulla si trova online, se non che presumibilmente risiedeva negli USA e avesse cittadinanza americana.

Il caso più misterioso è quello di tale Giacomo Stampa, candidato nel 1901. La motivazione della sua candidatura è la seguente: «Arcanum Anima». Forse il titolo di un’opera, ma non risulta da nessuna parte. Il suo nome non compare neppure nell’Atlante della Letteratura Italiana di Einaudi. Interessante poi è che a candidarlo fu lo scrittore ungherese Ármin Vámbéry, amico di Bram Stoker, al quale diede consigli e informazioni per la redazione del celebre Dracula; e si dice che Stoker si sia ispirato alla sua figura nel creare il personaggio del Professor Van Helsing. Insomma, se non fosse che a proporre tale Stampa sia stato un credibile letterato, si potrebbe pensare a uno scherzo: pare infatti che Giacomo Stampa non sia mai esistito.

NE MANCA SOLO UNO

L’ultimo scrittore che emerge a sorpresa dagli atti è Giovannino Guareschi. Il padre di Don Camillo e Peppone fu candidato nel 1965 da parte di un professore dell’Università di Edimburgo. Seppure oggi tradotto in tutto il mondo e sebbene i suoi personaggi siano ormai entrati nell’immaginario italiano, non godeva di buona fama in vita. Non tutti sanno che fu arrestato per aver fatto satira su Luigi Einaudi e che fu condannato per diffamazioni nei confronti di Alcide De Gasperi, poiché aveva trovato e reso pubblica una presunta lettera del futuro leader DC che nel ’44 avrebbe chiesto agli alleati di bombardare la periferia di Roma. Quando morì, il suo funerale fu disertato da tutte le autorità.

 NEGLI ANNI RECENTI

In tempi recenti si dice che abbiano avuto buone possibilità il già citato Giuseppe Bonaviri  e Sebastiano Vassalli (se ne parlò nella primavera del 2015 come di uno dei favoriti[5], ma Vassalli morì quella stessa estate, e il Nobel, che viene proclamato a ottobre, non può essere dato postumo). Tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90 era dato come a un passo dalla vittoria il poeta dialettale lucano Albino Pierro.[6]

Ha del clamoroso la candidatura del capo della loggia massonica P2 Licio Gelli, che era solito dilettarsi anche nella poesia. Ancora più assurdo è che a fare il suo nome furono un Nobel per la Letteratura e una Nobel per la pace: Nagib Mahfuz e Madre Teresa di Calcutta.[7]

CONCLUSIONI: WHO IS NEXT?

Come s’è visto, sono tanti i nomi sconosciuti e inaspettati che hanno ricevuto candidatura. Ma altrettanta sorpresa suscita non trovare traccia di scrittori a noi ben più noti e oggi canonizzati: tra i candidati non c’è mai stato Verga, non c’è stato Svevo, non ci sono stati d’Annunzio, Pascoli, Saba, Pavese…

Ad oggi, nel 2022, il Nobel per la Letteratura manca all’Italia da ormai 25 anni. Solo una volta s’è dovuto attendere così tanto: tra la vittoria di Pirandello nel ’34 e quella di Quasimodo nel ’59. Eppure sembra difficile ipotizzare una vittoria italiana a stretto giro. Negli anni scorsi s’è sperato in Claudio Magris, ma sembra ad ora un’ipotesi naufragata. Magris ha 83 anni, viene da pensare che se non l’abbia vinto finora, non accadrà adesso. Chi resta? Varrebbe la pena ragionare su chi siano gli scrittori italiani più “celebri” all’estero in questo momento.

Il Tony Award vinto quest’anno porta Stefano Massini nell’olimpo dei drammaturghi contemporanei, a conclamare una stima letteraria forse più grande oltreoceano che in Italia per lo scrittore toscano. Potrebbero vincerlo in futuro? Sì, ma non subito. Massini ha 47 anni, ancora un “giovanotto” per i tempi del Nobel.

Resta Elena Ferrante. La stima all’estero è ben nota. Come età anagrafica dovremmo esserci: non conosciamo la sua identità, ma sappiamo che è nata negli anni ’40. Quel che più conta è l’immaginario narrativo di Ferrante. Se si guarda al passato, per la vittoria di un italiano al Nobel ha contato molto che ci fosse nella sua opera una certa immagine di italianità: Deledda e Pirandello scrissero della provincia meridionale, Quasimodo raccontò una Sicilia arcaica, che recuperava il suo antico rapporto con la Magna Grecia, Fo riprese e nobilitò la tradizione dei giullari medievali. E se pensiamo a chi, in tempi recenti, ci è andato vicino, notiamo la stessa costante: Albino Pierro cantore di Lucania, Bonaviri e la Sicilia arcaica, Vassalli e la storia italiana dalle origini romane fino alla caccia alle streghe.

Quindi, Elena Ferrante è il profilo giusto? Assolutamente sì. Può vincerlo per l’Italia? Sì. Succederà? Dipende solo da una cosa: se il suo anonimato sia o no giudicato dall’Accademia di Svezia come un discrimine per la vittoria.

Giuseppe Rizzi


[1] Quella volta che Pirandello accettò il Premio Nobel in un assordante silenzio, «Cultora» online.
[2] Ungaretti, Quasimodo, Montale… Rai Cultura, online.
[3] Per questa e per le altre dichiarazioni sulla vittoria di Fo, «Corriere della Sera»,10 ottobre 1997, p. 11.
[4] Moravia, il Nobel negato, «La Repubblica», 1° aprile 2009, online.
[5] Lo scrittore Sebastiano Vassalli è candidato al Nobel per la Letteratura, «La stampa», 19 maggio 2015, online.
[6] Si chiama Pierro, è vedovo del Nobel, «La Repubblica»,20 ottobre 1990, online.
[7] «Corriere della Sera», 17 febbraio 2006, p. 46

13 Comments

  1. Interessante questo post, anche per via di quei candidati che risultano sconosciuti o addirittura irreperibili. Per quanto riguarda Quasimodo e Ungaretti, è notorio che tra i due non corresse buon sangue. Ma del resto il vero vizio dei letterati, scrittori o poeti che siano, è proprio l’invidia.

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  2. Chi ha fatto tali studi dovrebbe approfondire di più. Giuseppe Bonaviri, noto scrittore di fama internazionale nonché più tradotto all’estero nella seconda metà del 900, è stato per vari anni nella rosa dei finalisti fino ad arrivare a sfiorare il Nobel nel 2004, mancato per un solo voto.
    Prima di scrivere approfondite di più.

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    1. Caro Niccolò, mi dispiace che tu non abbia prestato attenzione a una premessa fondamentale dell’articolo, o che non l’abbia perlomeno letto tutto, prima di scrivere un commento di immotivata severità. Lo studio su cui si basa l’articolo ha come fonte gli archivi stessi del Nobel, che, come già detto, sono desecretati a distanza di 50 anni. L’ultimo anno è stato il 1967, e ciò che è presente nell’articolo fa riferimento a quanto avvenuto dal 1901 al 1967. La ragione per cui non abbiamo approfondito il caso di Bonaviri (ma anche quello di tanti altri candidati italiani) è semplicemente questa: le sue candidature sono avvenute dopo il ’67, e noi qui abbiamo parlato esclusivamente di quelle avvenute prima.

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